Mafia a Marsala e Mazara, in sette scelgono l’abbreviato    

È entrata nel vivo l’udienza preliminare per i 16 imputati coinvolti nell’operazione antimafia condotta da Guardia di Finanza e Direzione distrettuale antimafia di Palermo lo scorso 16 dicembre nei territori di Marsala e Mazara del Vallo. L’indagine, culminata in 18 misure cautelari, ha ricostruito una fitta rete di interessi mafiosi, in particolare nel controllo dei pascoli e nella turbativa d’asta legata alla vendita giudiziaria di un terreno della società Orto Verde, tra Mazara e Petrosino.

Davanti al Gup Ivana Vassallo, sette imputati – tra cui Pietro Burzotta, genero del defunto boss Vito Gondola – hanno chiesto il rito abbreviato. Con lui i mazaresi Paolo Apollo, Antonino Giovanni Bilello e Ignazio Di Vita, e i marsalesi Pietro Centonze, il figlio Domenico e il cugino omonimo. La scelta del rito abbreviato, che prevede in caso di condanna uno sconto di pena fino a un terzo, anticipa la prossima mossa della Direzione distrettuale antimafia: il pubblico ministero Francesca Dessì formulerà le sue richieste -prevedibili- il 30 settembre. Per gli altri nove imputati, tra cui Giovanni Piccione, Giancarlo Nicolò Angileri e Lorenzo Buscaino, non è stato chiesto alcun rito alternativo. Ieri sono intervenuti i primi avvocati difensori che hanno chiesto il non luogo a procedere. Gli altri interventi difensivi sono attesi per il 17 settembre.

La figura di Burzotta emerge come centrale: secondo gli inquirenti avrebbe raccolto l’eredità criminale del suocero Vito Gondola, assumendo il controllo delle attività illecite legate ai pascoli e cercando di orientare l’aggiudicazione di beni immobiliari in favore di soggetti vicini all’organizzazione. Nel frattempo, il Tribunale del Riesame ha già annullato dieci delle misure cautelari inizialmente disposte. Un passaggio che non entra nel merito delle accuse, ma valuta unicamente la sussistenza delle esigenze cautelari – come il rischio di fuga o inquinamento delle prove – per giustificare la custodia. Due dei 18 indagati, Luigi Prenci e Aurelio Anzelmo, non sono ancora destinatari di richiesta di rinvio a giudizio. L’indagine continua a svelare i legami e i metodi con cui Cosa nostra continua a presidiare, con metodi antichi e moderni, porzioni del territorio e settori economici strategici