Ricevuta in udienza generale da Papa Francesco. Era un sogno quello dell’alcamese Franca Viola, la donna simbolo per avere rifiutato il matrimonio riparatore negli anni ‘60, impensabile per quell’epoca. Un sogno che  mercoledì scorso si è avverato. La donna, con il marito Giuseppe Ruisi, è stata accolta sul sagrato  di piazza San Pietro a Roma. “Ci ha messo a nostro agio, ha scherzato con noi” ha raccontato la donna. Un incontro, programmato già diversi mesi fa, che stava per sfumare al punto che Franca Viola con il marito, dopo non essere riuscita a superare le transenne in piazza San Pietro, aveva già fatto ritorno in albergo. Poi le è squillato il telefono: era un funzionario della prefettura Vaticana che ha insistito per far fare ritorno alla coppia per incontrare il Santo Padre. Per la donna alcamese è il secondo incontro avuto con un papa: era già capitato ben mezzo secolo fa con l’allora pontefice Paolo VI. Franca Viola col suo rifiuto al matrimonio riparatore segnò una svolta storica nel costume siciliano e non solo. Una vera scossa nelle coscienze degli italiani e italiane in particolare. Dopo quella terribile esperienza ha dedicato la sua vita alla famiglia, ai figli. La sua è quella di una storia di grandissimo coraggio. Il 26 dicembre 1965, all’età di 17 anni, figlia di una coppia di coltivatori diretti, Franca Viola fu rapita da uno spasimante sempre respinto, Filippo Melodia, imparentato con la potente famiglia mafiosa dei Rimi, che agì con l’aiuto di dodici amici. La ragazza fu violentata e quindi segregata per otto giorni in un casolare al di fuori del paese; fu liberata con un blitz dei carabinieri il 2 gennaio 1966. Secondo la morale del tempo, una ragazza uscita da una simile vicenda, ossia non più vergine, avrebbe dovuto necessariamente sposare il suo rapitore, salvando l’onore suo e quello familiare. In caso contrario sarebbe rimasta zitella, additata come “donna svergognata”. All’epoca, la legislazione italiana ammetteva la possibilità di estinguere il reato di violenza carnale, anche ai danni di minorenne, qualora fosse stato seguito dal cosiddetto “matrimonio riparatore”, contratto tra l’accusato e la persona offesa; la violenza sessuale era considerato oltraggio alla morale e non reato contro la persona. Ma, contrariamente alle consuetudini del tempo, Franca Viola non accettò il matrimonio riparatore. Suo padre, contattato da emissari durante il rapimento, finse di acconsentire alle nozze, mentre con i carabinieri di Alcamo preparavano una trappola: infatti, quando rapitore e complici rientrarono in paese con la ragazza furono arrestati. La donna coraggio, appoggiata dalla famiglia, pagò questa sua presa di posizione divenendo vittima di diverse intimidazioni.

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