Sequestrati i beni di un imprenditore con interessi ad Alcamo e Montelepre. Si tratta di Andrea Impastato, 69 anni di Cinisi, uomo considerato dagli inquirenti con pericolose relazioni: è figlio di Giacomo detto “u sinnacheddu”, esponente mafioso di spicco della famiglia di Cinisi e legato a doppio filo alla nota famiglia mafiosa di don Tano Badalamenti, e fratello di Luigi ucciso a colpi d’arma da fuoco a 38 anni in un agguato di mafia il 22 settembre 1981 a Palermo. I sigilli riguardano un patrimonio di un milione e mezzo di euro e riguardano quote sociali e l’intero compendio aziendale della Adelkam srl che opera in viale Europa ad Alcamo e la Unicem srls di Montelepre oltre che numerosi veicoli e macchinari per la produzione di calcestruzzo, conti correnti riferibili alle due imprese con saldo complessivo di circa 80 mila euro e infine assegni bancari per un valore totale di circa 133 mila euro. Ad emettere il decreto di sequestro la sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo su proposta della Procura. Andrea Impastato nell’ottobre del 2002 venne arrestato perchè accusato di far parte del sodalizio criminoso impegnato ad amministrare e gestire, insieme al padrino Bernando Provenzano. Ad Impastato si arrivò tramite il principale indagato di quell’operazione, Giuseppe Lipari: nella sua abitazione fu trovato un ingente quantitativo di materiale informatico e gli investigatori erano riusciti ad individuare la fitta rete di favoreggiatori che avevano agevolato la latitanza di Provenzano. Proprio in questo ambito era emerso il nome di Impastato, indicato proprio dall’allora boss latitante. Per lui nel giugno del 2005 era arrivata anche una condanna alla pena di anni 4 di reclusione in quanto riconosciuto colpevole di associazione a delinquere di stampo mafioso. Su di Andrea Impastato gli inquirenti in questi anni non hanno mai distolto l’attenzione. Nel 2013 sempre le misure di prevenzione, nell’ambito di un procedimento di prevenzione a carico di Andrea Impastato, aveva disposto il sequestro di numerosi beni intestati ai suoi familiari, tra cui la società Icocem srl dei figli Giuseppe e Stefano. Nel 2015 la questura di Palermo accertò che questi ultimi avevano costituito una nuova società denominata Unicem srl con lo stesso oggetto sociale, commercio all’ingrosso di materiale edile, e stessa sede operativa e Carini, ed ancora stessa compagine sociale, composta proprio dai due figli di Andrea, Giuseppe e Stefano Impastato, detentori del 50 per cento ciascuno della proprietà dell’impresa. Dopo gli ulteriori accertamenti è emerso che la ditta che opera ad Alcamo nel viale Europa è di proprietà per il 70 per cento del figlio Giuseppe e per il restante 30 per cento di Giovanna Mistretta, moglie di Vito Cammarata, già dipendente e socio di alcune delle società sottoposte a sequestro. In entrambe le circostanze i soci delle due compagini sociali avevano sempre dichiarato redditi modesti, incompatibili sia con la costituzione e l’avviamento delle imprese commerciali, sia con i successivi investimenti, come l’acquisto di materiali e veicoli. Le misure di prevenzione hanno quindi dato vita a quest’altro sequestro in quanto la costituzione delle due imprese, quella di Alcamo e Montelepre, costituirebbe uno strumento utilizzato dallo stesso Andrea Impastato e dai suoi figli per eludere il sequestro di prevenzione.

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