Violenza sessuale e maltrattamenti a figlia adottiva, altro rinvio per processo a poliziotto

Finora in aula è stato sentito soltanto il consulente che ha sbobinato le intercettazioni telefoniche e analizzato i messaggi fra il padre, un poliziotto alcamese, e la figlia adottiva. Adesso dovranno essere sentiti dal tribunale il consulente che ha assistito all’esame della vittima, una ragazza di 23 anni che però, già da minorenne, avrebbe attirato le attenzioni morbose del padre adottivo. Poi sarà la volta del consulente nominato dall’imputato, difeso dall’avvocato Mario Vitiello. Nel frattempo l’ultima udienza, quella dedicata all’esame di alcuni testimoni, è stata rinviata per l’assenza dei testi convocati. Nello stesso processo, che vede l’agente di polizia accusato di violenza sessuale e maltrattamenti, è imputata anche la moglie solo per maltrattamenti. Per la donna, difesa dall’avvocato Anna Maria Benenati, è invece decaduta l’accusa di estorsione. L’arresto del poliziotto, nel settembre del 2020, fece molto scalpore e non soltanto ad Alcamo. L’uomo, da allora, si trova in carcere e sono stati respinti i ricorsi per ottenere misure alternative.

La turpe storia venne fuori dopo la denuncia presentata dalla figlia adottiva, ragazza di origini straniere, ai carabinieri di Balestrate. Le vicende raccontate dalla ragazza sarebbero cominciate addirittura più di dieci anni prima, quando, ancora minorenne, era stata da poco adottata. Un’inchiesta lampo quella della procura di Trapani che, a soli tre giorni dalla denuncia sporta dalla vittima ai carabinieri di Balestrate, ha disposto l’arresto per il poliziotto che era in servizio al commissariato di Alcamo. Dal racconto della giovane vennero anche fuori numerosi malumori familiari, tante invide e gelosie nei confronti soprattutto dei figli naturali della coppia, e anche dissapori per il fidanzato scelto della vittima. La giovane aveva quindi raccontato nella denuncia di palpeggiamenti, di inviti espliciti ad appartarsi per consumare rapporti sessuali, di frasi volgari in un ampio arco di tempo.

Ad inchiodare comunque il padre, alcune lunghe ed esplicite chat su WhatsApp. Le ultime conversazioni, insistenti e pesanti, costrinsero anche la figlia a bloccare il contatto. Nella denuncia la vittima aveva anche raccontato di una conversazione privata tra la ragazza e un altro poliziotto in servizio al commissariato di Alcamo, quindi collega del padre, in cui la ragazza aveva raccontato quanto accaduto. La condotta dell’agente è stata del tutto chiarita e nei suoi confronti non è arrivato alcun provvedimento disciplinare interno.