Trapani: racket, accordo Fai-Confindustria

    A luglio era stata condivisa l´esigenza di rafforzare la collaborazione tra la Fai, la federazione antiracket italiana, e Confindustria Sicilia e d´ora in avanti e sarà così a tutela delle imprese che soprattutto denunciano il racket delle estorsioni. La Fai avrà la possibilità di accompagnare e sostenere, ancora più da vicino, gli imprenditori che decideranno di ribellarsi al racket. È questa la decisione presa ieri sera dal direttivo che Confindustria Sicilia ha deciso di tenere a Trapani, la territoriale guidata dall´imprenditore Gregory Bongiorno, che qualche settimana fa ha denunciato e fatto arrestare i suoi estorsori. “Sono contento – ha commentato Bongiorno – che questa iniziativa parta da Trapani, una provincia dove il pizzo è ancora una realtà diffusa. È importante che cresca la sensibilità civile su questo tema ed è altrettanto importante dare il maggior supporto possibile agli imprenditori che denunciano”. “L´accordo che abbiamo raggiunto oggi – ha detto il presidente della Fai, Tano Grasso – rappresenta il coronamento di un lavoro che va avanti da vent´anni e che oggi ha raggiunto un traguardo importante grazie ai contatti con la grande imprenditorialità siciliana”. “Il nostro obiettivo – ha sottolineato il presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante – è quello di sostenere chi decide di ribellarsi a una cultura che per anni è stata vissuta come normalità. La rivoluzione che abbiamo innescato deve proseguire senza tentennamenti e il fatto di avere un presidio della Fai nella sede di Confindustria non può che aiutarci in questo percorso”. “Il rapporto con la Fai e con il suo fondatore Tano Grasso è sempre stato molto forte – ha affermato Ivan Lo Bello, past president degli industriali siciliani -. Da anni c´è una grande collaborazione e oggi si fa un ulteriore salto di qualità con la presenza diretta della Fai in Confindustria Sicilia”. E’ emersa la necessità di rafforzare questo rapporto anche in base alla complessiva situazione che si vive in provincia di Trapani dove secondo gli inquirenti la presenza della criminalità organizzata è forte e le denunce restano pochissime. In totale in provincia di Trapani le indagini hanno individuato la presenza di 16 «famiglie» mafiose e circa 769 affiliati. In particolare, secondo l’ultima relazione della Dia, proprio ad Alcamo il sodalizio mafioso si è rafforzato grazie al forte legame con imprenditoria e politica. I prevalenti settori criminali di intervento sono quelli delle estorsioni, principalmente in danno di imprenditori, dell’infiltrazione nel settore dei pubblici appalti e del traffico di stupefacenti. L’illecita ingerenza nel settore dei lavori pubblici viene ormai attuata quasi esclusivamente in fase esecutiva, attraverso l’imposizione alle ditte aggiudicatarie del pagamento della «messa a posto» ovvero della fornitura di materie prime e manodopera. Il mandamento di Alcamo comprende le famiglie di Alcamo e Castellammare del Golfo, paese di Bongiorno.

    Nella foto Tano Grasso