Scompare ad Alcamo bar, dopo 134 anni. Era stato anche luogo di trattative politiche

Giulio Andreotti  e Silvio Berlusconi erano ghiotti delle cassate siciliane prodotte ad Alcamo  dal Cafè Napoleon,  gestito negli ultimi 30 anni dai fratelli Franco, Gaetano e Salvatore Mancuso. Tra i clienti fissi c’è stato il senatore Ludovico Corrao, il quale  ogni volta che si recava a Roma ad Andreotti e Berlusconi doveva portare la cassata. Richiesta anche da tanti onorevoli.  E sempre Ludovico Corrao portò a Roma una ventina di cassate siciliane del Cafè Napoleon per la festa degli 80 anni di Marta Marzotto. Anche Tv nazionali e giornali hanno parlato della bontà dei dolci, su tutte le paste vergini e quelle con ricotta del Napoleon, che da ieri ha chiuso i battenti, travolto dal cambio di abitudini e anche dalla crisi causata dalla desertificazione del centro storico: in particolare del tratto tra Porta Palermo e piazza Ciullo dove dal 2015 funziona l’isola pedonale. I fratelli Mancuso sono stati tra i più tenaci avversari dell’isola pedonale. Pare inoltre che sulla chiusura abbia influito anche il fatto che i figli dei titolari hanno altri interessi professionali.

Sede di bar da 134 anni sempre nello stesso locale, corso VI Aprile 79,  fu aperto nel 1888: si chiamò Rubino, cognome del proprietario. Subito dopo la seconda guerra mondiale, 1946, venne acquistato e  gestito dai fratelli Francesco e Giuseppe Sanacori, sempre elegantissimi. Si chiamò Doney per un breve periodo di transizione  e in ultimo Cafè Napoleon. Frequentato da politici, borghesia, professionisti. Entrare in quel bar , alla fin e degli anni ’50, incuteva timore. Molti  se dovevano parlare con qualcuno, chiamavano i camerieri. E poi l’incontro  davanti alla porta laterale che si affaccia sulla via Flavio Gioia. E quando Natale Rimi, impiegato comunale, figlio e fratello dei boss Vincenzo e Filippo, si concedeva la pausa caffè, appena entrava al Bar Sanacori alzata ossequiosa generale dei presenti. E quasi scoppiava una lite su chi doveva offrire la consumazione al figlio del boss. All’interno si sono fatte e disfatte giunte comunali. Era il locale dove si incontravano quei cinque esponenti Dc che dagli anni ’60 e per oltre un quarto di secolo, hanno deciso destini politici o candidati da appoggiare durante tornate elettorali. E si posizionavano su marciapiedi accanto e di fronte al bar, studenti liceali e universitari per vedere passare e adocchiare ragazze dove l’incrociarsi degli sguardi valevano più di lunghe conversazioni. Di rigore acquistare il vassoio di dolci in  quel bar dopo  la messa alla Madrice nei giorni di festa. Dolci raffinati, per un decennio dagli anni ’60,  preparati da Ciccio Abate, lo “sciacquato” non per la sua mole fisica ma un soprannome che si era guadagnato in Francia, dove aveva lavorato nei migliori alberghi e bar, perché era sempre pulito e profumato.

Gelato di fragoline e panna, ascaretto banana tra le invenzioni più richieste preparate da don Ciccio Abate, che venivano gustate seduti ai tavolini posti nella via Flavio Gioia. Paste vergini (minni di virgini), ravazzate, genovesi, meringhe, i dolci con la ricotta in particolare: cannoli, sfince di San Giuseppe cassate sono stati tra i migliori e da sempre  più richiesti  confezionati in Sicilia da oltre un secolo da questo bar, che circa 30 anni fa prese il nome di “Napoleon”. La bontà dei dolci  grazie alla lavorazione della ricotta che i fratelli Mancuso andavano ad acquistare ogni giorno a Corleone, famosa per  questo latticino grazie ai campi dove pascolano le pecore.  La cessazione dell’attività del Cafè Napoleon  segna un’ulteriore perdita dell’identità di un  luogo della città per come accaduto anche nella vicina Palermo, e non solo, dove storici bar da Mazara a Roney hanno da tempo abbassato le saracinesche