Processo Maniaci, il giudice resta al suo posto. PG chiede riascolto dei testi

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Ripartirà praticamente da zero il processo per diffamazione ed estorsione a carico di Pino Maniaci, il direttore di Tele Jato condannato per la prima accusa e prosciolto per la seconda, molto più pesante. A presentare opposizione alla sentenza il legale di Maniaci, l’avvocato Bartolo Parrino, e la Procura di Palermo. Altra novità, la permanenza al suo posto, come presidente della sezione di corte d’appello, del giudice Guglielmo Nicastri. Il difensore di Maniaci aveva richiesto al magistrato di astenersi dal giudizio: si sarebbe quindi andati verso una sua sostituzione per motivi di opportunità in quanto lo stesso Nicastri faceva parte del pool delle Misure di Prevenzione, tribunale al centro di pesanti attacchi giornalistici di Maniaci che portarono poi ad arresti ed al clamoroso caso Saguto. Nicastri ha respinto la richiesta e quindi rimarrà al suo posto. Processo che quindi riparte perché il procuratore generale Giuseppe Fici ha chiesto di sentire nuovamente i testi principali dell’accusa: ex sindaci, politici ed amministratori comunali che, secondo le indagini dell’operazione Kelevra, sarebbero stati sottoposti ad estorsione dal vulcanico Pino Maniaci. Il giudice ha già fissato il calendario delle audizioni dei testi ma sulla scelta del procuratore generale potrebbe arrivare un’eccezione da parte dell’avvocato difensore del direttore di TeleJato.  La sentenza di primo grado emessa nell’aprile del 2021 aveva assolto Maniaci dall’accusa di estorsione, per avere preteso favori e denaro da amministratori locali minacciandoli di avviare campagne mediatiche contro di loro, mentre lo aveva condannato a un anno e 5 mesi per diffamazione nei confronti di un giornalista e un cronista. In quell’occasione la PM Amelia Luise aveva chiesto una condanna a 11 anni e sei mesi.