Partinico: stradella Esa, allarme diossina?

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La stradella Esa a Partinico torna ad essere al centro delle cronache dei raid incendiari. Tristemente conosciuta in città perché perennemente inondata dai rifiuti, tanto da essere considerata una vera e propria bomba ecologica, ieri sera è scoppiato un rogo che ha praticamente aggredito l’immensa distesa di immondizia, tanto da creare dense nubi nere che hanno avvolto buona parte dell’area circostante che si trova all’estrema periferia, vicino al mercato ortofrutticolo, ben visibili da ogni punto del territorio partinicese. Le fiamme sono esplose intorno alle 20,30 e ci sono volute oltre due ore ai vigili del fuoco del locale distaccamento, intervenuti sul posto dietro segnalazione di alcuni residenti e automobilisti in transito, per domare le fiamme. Da valutare quali sono state le conseguenze di questo incendio: infatti, come appurato dai pompieri, ad andare in fumo non solo semplici sacchetti di immondizia ma anche rifiuti pericolosissimi per la salute dell’uomo come copertoni esausti di auto ed eternit, classificati come rifiuti speciali. Certi rifiuti pericolosi, se dati alle fiamme, possono sprigionare la diossina, particelle pericolosissime che si spargono nell’aria e che se in alta concentrazione possono anche provocare effetti cancerogeni per l’organismo umano e animale: sono comunque molecole tossiche, persistenti, non facilmente biodegradabili, particolarmente accumulabili nella catena alimentare e con lunghissima emivita negli organismi coinvolti. Purtroppo la stradella Esa è da sempre una enorme discarica a cielo aperto e tra l’altro si trova in una zona che, seppur periferica, si è nell’ultimo ventennio espansa dal punto di vista abitativo. Per cui molti nuclei familiari sono esposti a queste radiazioni inquinanti nelle immediate vicinanze. Da considerare che più volte il Comune, pur non essendo proprietario dell’arteria, ha fatto ripulire e bonificare l’area, addirittura facendola anche recintare. Ma dopo poco tempo il problema dell’abbandono indiscriminato di rifiuti si è riproposto, tanto da far sollevare le proteste dei cittadini e delle associazioni ambientaliste. Ora è da tempo che quest’area, anche per via delle difficoltà finanziarie dell’Ato rifiuti Palermo 1, non viene più ripulita tanto da essere diventata un’enorme discarica a cielo aperto. Neanche un anno fa Rifondazione comunista chiese proprio al Comune, all’Asp e alla Regione che si intervenisse per programmare una nuova bonifica che però non è mai avvenuta.