Palermo: mancata cattura Denaro, in Procura è bufera

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Procuratori aggiunti “contro” al Palazzo di giustizia di Palermo sulla mancata cattura del boss latitante Matteo Messina Denaro dopo la procedura aperta dal Csm nei confronti del Procuratore capo Francesco Messineo, accusato di avere guidato “con debolezza” la Dda di Palermo. Ma soprattutto di avere fatto sfumare la cattura del capomafia latitante Messina Denaro per un “difetto di coordinamento”. Da un lato c’è il Procuratore aggiunto Leonardo Agueci, che conferma quanto dice il Csm: “Non è vero – sostiene – che il Procuratore capo di Palermo Francesco Messineo abbia impedito la cattura del boss latitante Matteo Messina Denaro, c’è stato invece un problema di coordinamento delle indagini. Insomma un mancato coordinamento”. Agueci è lo stesso magistrato che, interpellato dal Csm, aveva già parlato della difficoltà di “coordinamento” delle indagini che portò alla mancata cattura di Matteo Messina Denaro. Per il Csm la mancata cattura fu “conseguenza di questo difetto di coordinamento sarebbe stata la mancata cattura del latitante Messina Denaro”, come scrive nell’atto di incolpazione. Ma nella stanza accanto, l’altro braccio destro del Procuratore capo Francesco Messineo, l’aggiunto Vittorio Teresi, non nasconde la sua irritazione per le parole del collega Agueci: “Forse sono state dichiarazioni inappropriate…”, sibila. Ma poi aggiunge: “Il collega Agueci non è il coordinatore delle indagini sulla cattura di Messina Denaro – spiega all’agenzia di stampa dell’Adnkronos – né sapeva ciò che accadeva nel corso della indagini. Quindi non capisco come faccia a parlare di ‘mancato coordinamento delle indagini’ e tra le forze dell’ordine”. Secondo alcuni magistrati però nel giugno del 2012 il superlatitante poteva essere arrestato, ma un blitz della Polizia aveva decapitato il mandamento dell’agrigentino, e in quell’occasione finì in carcere anche Leo Sutera, boss dell’agrigentino, che da due anni era monitorato dai Ros dei carabinieri. Secondo il Ros Sutera era la chiave per arrivare a Messina Denaro, ma l’arresto – questa è la loro versione – voluto da Messineo, avrebbe fermato la cattura del latitante. Sutera andava monitorato ancora e non arrestato, avevano detto. E il Procuratore aggiunto Teresa Principato aveva dato loro ragione. Su Sutera stavano lavorando anche i servizi segreti dell’Aisi. Dopo l’arresto di Sutera la Principato aveva scritto una lettera di fuoco al procuratore Messineo protestando per quel blitz dell’agrigentino, che avrebbe bruciato la pista del Ros. “Dopo l’arresto di Gerlandino Messina, nel settembre del 2009 Leo Sutera era diventato il capo della provincia – dice ancora il Procuratore aggiunto Vittorio Teresi – e sul territorio si assisteva a un incremento delle attività di estorsione e danneggiamenti. Pur tuttavia noi ci siamo assunti la responsabilità di mettere in secondo piano tutte queste attività per due anni. Con tutte le sofferenze per gli abitanti del territorio. Non dico che abbiamo voluto ritardare quelle indagini, ma noi abbiamo continuato a considerare queste cose secondarie rispetto all’esigenza di prendere Messina Denaro”.