Omicidio Di Stefano, convalidato arresto

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Il gip di Trapani Antonio Cavasino ha convalidato l’arresto di Antonio Incandela, l’operaio arrestato per l´omicidio di don Michele Di Stefano avvenuto la notte del 26 febbraio scorso nella canonica della parrocchia di Ummari. La decisione è arrivata a seguito del secondo interrogatorio di Incandela che ha confermato quanto  aveva già detto il giorno in cui per lui è scattato il fermo. L’uomo, in presenza del suo avvocato, avrebbe ripetuto la stessa versione proposta durante il lungo interrogatorio dove avrebbe detto: “Non volevo ucciderlo, volevo dargli una lezione”. La comunità di Ummari intanto si è detta pronta a perdonare l’assassino di padre Michele. L’ha detto don Paolo Gucciardo, vicario zonale: “In un contesto cristiano il perdono è fondamentale” ha detto il prelato. La madre di Antonio Incandela, l’operaio di trentadue anni arrestato con l’accusa di omicidio, intende chiedere pubblicamente scusa nel corso della santa messa in programma domani nella chiesa della piccola comunità locale. “Mercoledì scorso, durante un momento di preghiera – spiega don Paolo Gucciardo – ho chiesto ai parrocchiani cosa farebbe in questo caso padre Michele. Qualcuno ha risposto che avrebbe perdonato. Noi quindi non dobbiamo essere di meno”.  Agli inquirenti, dopo l’arresto, l’omicida ha detto di essersi reso conto soltanto dopo che i suoi colpi con un bastone erano stati mortali. Avrebbe invece voluto colpirlo alle gambe ma, a suo dire, c’era troppo buio nella stanza da letto di padre Di Stefano e di conseguenza non sarebbe stato in grado di capire che stava uccidendo l’anziano prete. Sembrerebbe che l’assassino rimproverasse al prete alcune sue dichiarazioni sui piromani (reato di cui in precedenza si era macchiato Antonio Incandela) definendoli durante una sua omelia “mele marce”. Inoltre, ha fornito anche dei particolari  relativi  a fatti ancora più remoti, avvenuti quando frequentava la scuola media; secondo lui infatti, il parroco avrebbe raccontato i segreti rivelati durante il sacramento della confessione. A tradire Incandela l’uso del bancomat della vittima, con il quale ha prelevato circa 250 euro presso un istituto di credito di Fulgatore , alle 6 del mattino ha tentato un altro prelevamento a Trapani e l’indomani a Marsala, ma questi ultimi sono falliti. La svolta – come hanno sottolineato in conferenza stampa il procuratore Marcello Viola ed il sostituto Massimo Palmeri – è avvenuta quando la madre di Incandela ha denunciato ai carabinieri lo smarrimento di una carta postamat con la quale il giovane ha effettuato un prelevamento di 200 euro. Confrontando le immagini riprese dalle videocamere delle banche e della posta, anche se sono di cattiva qualità, gli inquirenti hanno notato delle somiglianze. Hanno fatto quindi vedere il filmato ripreso dalla telecamera di Poste italiane alla madre, che ha riconosciuto il figlio.