Mafia, quattro aziende sequestrate a Trapani

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    Eseguito stamane, dai Carabinieri del Comando Provinciale di Trapani, un provvedimento di sequestro, per la successiva confisca, nei confronti di Liborio Craparotta,  66 anni, appartenente alla famiglia mafiosa di Calatafimi.

     

    Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Trapani – Sezione misure di prevenzione – sulla base delle convergenti richieste formulate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, riguarda l’intero capitale sociale e del compendio aziendale di tre società a responsabilità limitata, operanti nel settore dell’edilizia ed un’impresa individuale, riconducibili all’uomo.

     

    Più in particolare, si tratta delle quote sociali e del complesso aziendale della: Edil C.S.G. s.r.l., Sud Costruzioni S.R.L., entrambe con sede legale a Trapani, in via Marausa,  e la Edil costruzioni di Mannina e Sorrentino s.r.l., anch’essa con sede legale a Trapani, strada Salinagrande.

     

    E’ stata inoltre sottoposta a vincolo, per la successiva confisca una quarta azienda: una ditta individuale di S.G., moglie del Craparotta, con sede legale a Trapani, Frazione di Marausa.

     

    Liborio Craparotta è un personaggio molto noto negli ambienti investigativi, particolarmente nel contesto alcamese, essendo stato arrestato e, in seguito, condannato con sentenze definitive, per reati in materia di mafia.

    È stato, infatti, condannato in via definitiva:

    – per associazione di tipo mafioso, avendo favorito la latitanza di importanti uomini d’onore trapanesi e palermitani, tra i quali, Mariano Asaro, indiscusso capo della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo, Nicolò Scandariato, storico capo della famiglia mafiosa di Calatafimi e Gaspare Spatuzza, elemento di spicco della famiglia mafiosa di Brancaccio – Palermo.

     

    La sentenza, emessa il 6 giugno 1997 dal G.I.P. di Palermo, definì la posizione di Craparotta, coinvolto nella nota operazione condotta da Carabinieri di Trapani “CADICE” che portò all’arresto di 21 soggetti accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, omicidio, estorsione, danneggiamento, favoreggiamento aggravato ed alla disarticolazione delle famiglie mafiose del mandamento di Alcamo;

     

    -per riciclaggio aggravato in concorso, avendo ostacolato l’identificazione dell’illecita provenienza di denaro appartenente alla famiglia mafiosa di Alcamo, mediante il reinvestimento di esso per l’acquisto di immobili intestati a lui ed ai suoi familiari, ma riconducibili ad importanti uomini d’onore, che si sono susseguiti al vertice del mandamento di Alcamo, quali Vincenzo Milazzo , Giuseppe Ferro e Antonino Melodia.

     

    Craparotta fu condannato dal G.U.P. di Palermo, a seguito del giudizio abbreviato (sentenza del 12 luglio 2000)  a quattro anni e sei mesi di reclusione, in appello la pena venne ridotta ad anni uno e mesi otto di reclusione.

     

    L’operazione, denominata “ARCA” – condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Trapani e dalla D.I.A. di Palermo – permise di far luce sulle più importanti dinamiche criminali di cosa nostra trapanese e palermitana e di delineare gli assetti organici, funzionali e di vertice non solo delle famiglie mafiose di Trapani, Castelvetrano, Alcamo, Castellammare del Golfo e Calatafimi, ma anche dei sodalizi facenti capo al “gruppo dei vincenti” i c.d. “viddrani” di Corleone, i cui capi (Riina e Bagarella) furono destinatari dei provvedimenti cautelari.

     

    Le indagini, che portarono all’arresto di ben 41 persone, interne all’organizzazione mafiosa trapanese e palermitana, consentirono anche di scoprire una serie di gravi reati e omicidi commessi dai quei sodalizi criminali dal 1991 in poi, ricostruendo le responsabilità dei vertici di cosa nostra trapanese ed in particolare di Matteo Messina Denaro, ancora oggi considerato il capo di  “cosa nostra” e Vincenzo Virga.