Export in crescita. Trapani +25% e Palermo +12,7%. Boom per gas naturale

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Per la prima volta da quando esistono le statistiche di settore, le vendite all’estero della manifattura siciliana superano il 50% del valore dell’export dei prodotti petroliferi raffinati, che da sempre rappresentano la preponderante voce della bilancia commerciale della Sicilia. Tra guerre, tassi alti, cambi sfavorevoli e calo della domanda di carburanti e di chimici, in cui l’intero Paese si è fermato al +1,04%, nel terzo trimestre dell’anno in  corso, rispetto allo stesso periodo del 2022, l’export della Sicilia è cresciuto in tutti i settori, tranne, appunto, che per i prodotti petroliferi raffinati e i chimici. Lo spiegano i dati dell’Osservatorio economico di Unioncamere Sicilia che se da un lato fissano il totale dell’export regionale in una perdita del 16,72%,  dall’altro il saldo fra terzo trimestre 2022 e terzo trimestre di quest’anno è positivo per 157 milioni (+4,75%). Fra i settori in crescita la Sicilia ha fortemente contribuito alla copertura del fabbisogno energetico nazionale con un boom di petrolio greggio e gas naturale (+15.390,56%) e di carbone (+223%). Fra gli altri principali incrementi, si osservano gli apparecchi elettrici (+76%), i macchinari (+26%), le provviste di bordo (+46,95%), i prodotti del trattamento rifiuti (+72,90%), i minerali metalliferi (+143,80%), i prodotti della silvicoltura (+101%), i prodotti delle attività artistiche e di intrattenimento (+25,64%), quelli delle altre attività di servizi (+100%). Coerentemente con questo scenario, è aumentato l’export di tutte le province siciliane, tranne le tre condizionate dalle attività di raffinazione: Siracusa, Messina e Ragusa. Tutte le altre riportano una percentuale positiva con Trapani  +24,96% e Palermo +12,67%. Agrigento supera invece il +35%. “L’analisi dei dati – spiega il trapanese Pino Pace, presidente di Unioncamere Sicilia – conferma che l’economia siciliana ha decisamente imboccato la strada della transizione ecologica e digitale e che è possibile costruire un modello di sviluppo alternativo al petrolio e basato sulla decarbonizzazione, investendo sul turismo tutto l’anno, sulla produzione agroalimentare, sulla mobilità green e sulle fonti alternative, sulle nuove tecnologie a servizio di una manifattura sempre più attrattiva”. Infine, sempre secondo i dati dell’osservatorio economico di Unioncamere, nonostante siccità e incendi  c’è un’incoraggiante ripresa dell’export dell’agricoltura (+7,55%).