Comune di Alcamo, 8 milioni da spendere. Molti vincolati per opere non avviate nel 2018.

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Martedì prossimo il consiglio comunale di Alcamo sarà chiamato ad approvare il rendiconto dell’esercizio finanziario 2018. Ci sarebbero potenzialmente 8 milioni di euro da poter investire in opere pubbliche. Una cifra enorme che certifica anche come gran parte di tali interventi si sarebbero potuti e dovuti avviare proprio lo scorso anno. Opere pubbliche e infrastrutture che probabilmente vedranno certezze fra qualche tempo, quando si avvicinerà ulteriormente la data delle prossime elezioni amministrative previste per la primavera del 2021. Gli 8 milioni dei questo tesoretto sono in buona parte vincolati, si tratta di quelli relativi ad appalti già affidati i cui lavori però non sono mai partiti, e in parte utilizzabili per vari scopi. Alla luce di ciò sembrano poco comprensibili alcune scelte operate dalla giunta Surdi con il solito ritornello: “Non ci sono soldi”.

Positivo invece il programma di rientro dal disavanzo straordinario registrato qualche anno fa. Il comune di Alcamo ha recuperato duecentomila euro in più rispetto a quanto precedentemente stabilito. Secondo quanto dichiarato dal presidente Baldo Mancuso alla conferenza dei capigruppo, slitta invece di qualche giorno l’approvazione dei riequilibri e assestamenti del bilancio 2019. Visto che poco o nulla cambia rispetto a quanto previsto, la scadenza perentoria del 31 luglio potrebbe essere spostata in avanti. A proposito di scarse variazioni, quella relativa al piano dei rifiuti causata dall’impennata dei costi del sevizio di raccolta è stata attestata a soli 300.000 euro e il dirigente Venerando Russo si è impegnato a farla rientrare grazie ad alcuni accorgimenti che verranno ridisegnati nel corso di questi ultimi 5 mesi dell’anno.

Insomma la raccolta, tira di là e stringi di qua, dovrebbe venire a costare un po’ meno rispetto al consueto e questo per ripianare i conti. Ma le cose sarebbero andate davvero peggio se non ci fosse stata l’emergenza e se la differenziazione e il conferimento del biodegradibile avesse funzionato correttamente. Proprio in questo settore, a causa del minore conferimento e quindi dei disservizi, il comune di Alcamo ha risparmiato 510.000 euro che si sarebbero sommati ai 300 dando un totale di 810.000 euro ripianabili soltanto con l’aumento della Tari. Caos rifiuti a livello regionale, responsabilità di altre istituzioni e di privati, sta di fatto che la giunta Surdi non ha potuto realizzare uno dei suoi cavalli di battaglia: diminuire i costi della raccolta dei rifiuti di 1.400.000 euro l’anno.