Alluvione, ritardi e responsabilità del Comune di Trapani. Cocina risponde a Tranchida

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Dopo l’alluvione del 13 ottobre scorso che aveva messo in ginocchio alcune frazioni di Trapani e Misiliscemi, danneggiando anche aziende e infrastrutture comunali, il sindaco del capoluogo trapanese Giacomo Tranchida, ne aveva avute per tutti, per il suo stesso consiglio comunale in cui qualcuno lo aveva accusato di essere fuggito, per il governo regionale e per il dipartimento della protezione civile. Adesso è arrivata la risposta, dettagliata, del capo della Protezione civile regionale Salvo Cocina, che ha riposto alle richieste di Tranchida al presidente Schifani di “accelerare sui ristori a cittadini e imprenditori”, oltre che “riconoscere al territorio lo stato di calamità naturale”.

“La Regione a è prontamente intervenuta durante e dopo il maltempo, prestando assistenza ed eseguendo controlli nelle zone alluvionate, – ha spiegato Cocina -oltre ad avere emanato in anticipo l’allerta gialla per condizioni meteo avverse con rovesci o temporali per tutto il territorio regionale e quindi anche per il Trapanese. Con immediatezza, dopo il sopralluogo nelle aree, il presidente della Regione ha dichiarato lo stato di crisi ed emergenza e disposto l’assegnazione di un contributo straordinario di 500.000 euro al Comune di Trapani per il ripristino della stazione di pompaggio di via Tunisi, – ha detto il capo Dipartimento – fondamentale per evitare ulteriori allagamenti nel centro storico della città”. Di contro, “non si ha notizia – attacca Cocina – delle attività di prevenzione che il Comune avrebbe dovuto attivare e, certamente, non da ora ma da anni. In particolare la verifica e la manutenzione dei tombini, delle reti fognarie, del sistema di smaltimento delle acque e delle pompe di sollevamento”.

Secondo la Regione, “è emersa con chiarezza una inefficiente manutenzione ordinaria delle caditoie, dei tombini, degli sbocchi a mare, ostruzioni delle tubazioni che hanno causato lo scoppio di alcuni tratti. Inoltre, non ha funzionato pienamente la stazione di pompaggio che da tempo avrebbe operative solo 6 pompe su 12”. Altro punto dolente – spiega il capo della protezione civile regionale in risposta alle esternazioni di Tranchida –  è il Piano di protezione civile comunale, risalente al 2006 e per il quale solo di recente, “dopo le richieste reiterate del dipartimento è stato dato un incarico per il suo aggiornamento, a tutt’oggi non ancora fatto”. Inoltre tre dipartimenti regionali (Protezione civile, Autorità di bacino e Genio civile) stanno lavorando in sinergia per consentire di mettere subito in sicurezza l’area di Salinagrande, duramente colpita dallo straripamento del torrente Verderame. “Riguardo al contributo di 500mila euro, «non si ha notizia – prosegue la Protezione civile – se siano state attivate le procedure di somma urgenza», così come non sono ancora state comunicate le “segnalazioni di danni la cui analisi e valutazione sono necessarie per pervenire a una stima dei fabbisogni economici e avviare la procedura di ristoro”.