Alcamo-Nuova richiesta di scarcerazione per Pasquale Perricone

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Nuova istanza di scarcerazione per l’alcamese Pasquale Perricone (nella foto). Il suo legale, l’avvocato Giuseppe Benenati, è tornato a rivolgersi al tribunale della libertà di Trapani per chiedere che al suo assistito vengano concessi i domiciliari. Ora la palla passa al giudice che si è riservato di pronunciarsi in merito. Al momento comunque la situazione è in stand by anche perché non sarebbero state ancora depositate le trascrizioni dell’interrogatorio dell’ex vicesindaco del Comune di Alcamo, in carcere oramai dallo scorso 24 maggio nell’ambito dell’operazione “Dirty affairs”, ed arrestato insieme ad altre 6 persone accusate a vario titolo di truffa, associazione per delinquere, corruzione e bancarotta fraudolenta. Secondo la tesi difensiva Perricone durante l’interrogatorio dei giorni scorsi ha fornito tutti gli elementi e la detenzione in carcere non sarebbe più necessaria per le finalità delle indagini. Perricone ad oggi è rimasto dietro le sbarre perché, a detta degli inquirenti, sussistono rischi di inquinamento delle prove e la recidiva. Intanto nei giorni scorsi la Procura di Trapani ha avanzato la richiesta del giudizio diretto per tutti e 7 gli arrestati di questa operazione sulla base della prove, a suo dire, “granitiche” che inchioderebbero gli indagati. Pasquale Perricone, 61 anni, sarebbe considerata la mente dell’intera organizzazione, secondo quanto avrebbe accertato sempre la Procura. Tutto ruoterebbe attorno ad una società cooperativa, la Promosud, organismo che si occupa di corsi di formazione e di aggiornamento professionale. Secondo la guardia di finanzia l’indagine è scaturita dal fallimento di una società, la Nettuno società consortile arl, incaricata dei lavori di riqualificazione del porto di Castellammare del Golfo. Dai riscontri è emersa anzitutto la natura “fraudolenta” di quella bancarotta che ha provocato uno spostamento di somme pari a ben 4 milioni di euro e da qui è venuta fuori la figura di Perrricone, descritto dai finanzieri come il “deus ex machina” di tutta l’operazione e addirittura vicino alla famiglia mafiosa dei Melodia di Alcamo. L’ex vicesindaco viene indicato come “amministratore occulto” della società fallita, così come anche della “Cea Soc. Coop.”, società aggiudicataria dell’appalto insieme alla Coveco dei lavori di riqualificazione del porto. Perricone, pur non figurando ufficialmente nella compagine di nessuna di queste società, sarebbe stato il “regista” di tutta l’operazione imprenditoriale, voluta e pianificata sin dall’inizio con il preciso scopo di appropriarsi e disperdere in mille rivoli non tracciabili le ingenti risorse di denaro pubblico affluite nelle casse della “Cea Soc. coop” e destinate alla realizzazione del porto. Si avvalora secondo gli inquirenti anche l’ipotesi che l’ex vicesindaco fosse vicino alla famiglia mafiosa dei Melodia, già in passato indicato come tale da alcuni collaboratori di giustizia. Tra i reati contestati anche quello di aver lucrato sui fondi stanziati per la formazione professionale mediante la creazione di una fitta rete di società che hanno simulato l’organizzazione di numerosi corsi “fantasma” in modo da ottenere illeciti finanziamenti pubblici e allo stesso tempo assegnare posti di lavoro in cambio di favori.