Alcamo-La morte di Lorenz, la difesa: “Aminta Altamirano va assolta”

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Due lunghi e articolati interventi durante le arringhe difensive da parte degli avvocati Caterina Gruppuso e Saro Lauria, davanti ai giudici della corte di assise di Trapani dove si celebra il processo a carico di Aminta Altamirano Guerrero, la donna di origine messicana, accusata di avere ucciso il figlio Lorenz di 5 anni. Lauria e Gruppuso sono convinti di avere dimostrato, carte e perizie alla mano che non è stata la donna ad avere dato al figlio quel flaconcino del Laroxyl, che provocò la morte del piccolo. La tragedia si consumò nel mese di luglio del 2014 e ad indagare fu la polizia del commissariato di pubblica sicurezza di Alcamo. Secondo Lauria e Gruppuso sarebbe stato il piccolo Lorenz a bere la medicina contenuta i quel flaconcino mentre la mamma stava dormendo. Hanno chiesto quindi l’assoluzione per la loro cliente, che ad Alcamo dopo essersi separata dal marito, un pizzaiolo, viveva in stato di indigenza abbandonata dai familiari, che vivono nella nostra città, e che veniva aiutata dalla Caritas e persone di grande generosità. Il pubblico ministero a conclusione della sua requisitoria ha chiesto l’ergastolo. Il Pm Antonio Sgarella nella ricostruzione che  ha fatto dell’intera vicenda ha sottolineato come il racconto della donna secondo cui il bambino in maniera autonoma, mentre lei dormiva, avrebbe preso il flaconcino del Laroxyl e dopo averlo bevuto lo avrebbe chiuso con il tappo, sia totalmente falso”. Il pm ha puntato sullo stato di depressione che viveva la donna a causa della separazione con il compagno Enzo Renda che si era trasferito in Germania per lavoro. Come prove schiaccianti di quanto sostenuto dall’accusa ci sarebbero un sms mandato ad un’amica nel quale diceva di volerla fare finita e un bigliettino in cui annotava l’ultima volontà di essere cremati, sia lei che il figlio e le ceneri sparse in Messico nell’isola di Cozumel”. Per i difensori invece non c’è alcuna responsabilità di Aminta per la morte del figlio, sottolineando come la donna vive nel dolore ricordando continuamente Lorenz. In diverse occasioni il papà di Aminta è venuto dal Messico per stare vicino alla figlia, che ha trascorso lunghi periodi nelle carceri palermitane di Pagliarelli. La sentenza è prevista per il prossimo 13 giugno.