Alcamo, abusivismo edilizio. Ragione agli abusivi

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I due giudici di pace di Alcamo, Salvatore Giuseppe Pintacuda e Paolo Tesoriere, hanno depositato le sentenze (fino ad oggi dieci) con le quali hanno accolto i ricorsi di cittadini alcamesi ai quali il Comune aveva notificato delle ingiunzioni fiscali di pagamento per occupazione di immobili abusivi acquisiti al patrimonio immobiliare dello stesso Comune. La vicenda trae origine dai provvedimenti adottati dal Comune alcuni anni fa a seguito della costruzione abusiva di immobili che successivamente – secondo quanto prevede la legge, sono stati acquisiti dal Comune al proprio patrimonio. I cittadini, dopo avere perso la proprietà della casa, hanno ricevuto dal Comune anche un’ingiunzione di pagamento per l’occupazione della casa a far data dall’acquisizione al patrimonio comunale. Il Comune ha chiesto una sorta di affitto per gli anni in corso, quantificando questo presunto canone mensile sulla scorta di un valore tratto dall’Agenzia delle entrate. Dopo avere ricevuto le ingiunzioni fiscali ammontanti in alcuni casi anche a decine di migliaia di euro, i cittadini si sono costituiti in un comitato spontaneo e successivamente si sono rivolti all’autorità giudiziaria. Assistiti dall’avvocato Alessandro Finazzo, hanno dimostrato come tali ingiunzioni fiscali fossero illegittime. La formazione del comitato e la decisione di presentare i ricorsi è stato un cavallo di battaglia dell’ex consigliere comunale Ignazio Caldarella. I due giudici di pace di Alcamo, accogliendo la tesi difensiva dello studio Finazzo, ha annullato le ingiunzioni fiscali, stabilendo che “il Comune non può pretendere alcuna somma per l’occupazione da parte degli abusivi, perché non ha mai dato prova di molti elementi ritenuti indispensabili, quali per esempio: l’agibilità della casa, la perizia di valore della casa, la sfruttabilità per fini economici, l’indispensabilità del suo mantenimento e non invece della sua demolizione. Insomma tutta una serie di presupposti voluti dalla legge e “che non sono mai stati provati dal Comune – dice Finazzo – che, invece, non ha mai portato a termine l’accertamento di tali elementi seppur l’avesse programmato”. Con le dieci sentenze dei giudici di pace, non solo il Comune non avrà diritto a riscuotere alcuna somma ma per ciascuna causa è stato condannato a pagare le spese legali. Sulla vicenda pendono altre 20 cause, al tribunale di Trapani.