Alcamo. 700 famiglie a secco. EAS utilizza mezzo, del Comune di Castellammare, che non puo’ operare fuori

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Circa 700 utenze in territorio di Alcamo, da oltre due settimane sono rimaste senz’acqua proprio in agosto, nel periodo in cui le temperature raggiungono i massimi livelli. Nel disservizio c’entra poco o nulla l’amministrazione comunale guidata da Domenico Surdi che però potrebbe avere nelle mani la soluzione del problema. La vicenda riguarda invece l’EAS, l’ente acquedotti siciliani, fallito e in liquidazione, le cu condutture, seppure fatiscenti, continuano a servire parecchi cittadini. Ad Alcamo, in particolare, le utenze allacciate, con tanto di contatore, lungo la SP 47 dai Timpi Rossi fino a contrada Catanese e zona catena di Alcamo Marina passando dal Voscu r’A’ e da contrada Chianu di la rina. In tutto oltre 700 famiglie rimaste totalmente a secco. Nessuno può adesso più riaprire le saracinesche della conduttura che portano l’acqua in queste zone perché l’amministrazione di Castellammare del Golfo ha emesso un’ordinanza con cui vieta al dipendente dell’EAS di uscire dal territorio comunale. Non si tratta però di un capriccio e nemmeno di una ripicca. L’automezzo di cui dispone il dipendente è di proprietà del Comune del Golfo e viene alimentato con carburante acquistato dallo stesso ente locale. Giusto e corretto, quindi, che circoli e operi in favore esclusivo dei castellammresi. L’EAS d’altro canto non ha più alcun mezzo funzionante e non dispone di somme per effettuare la manutenzione degli stessi veicoli e per dotarli del carburante. Gli alcamesi che risiedono alla periferia nord-ovest della cittadina e nelle zone di villeggiatura servite dall’ente regionale fallito, non sanno più a che santo votarsi. Basterebbe che il comune di Alcamo, così come gli altri Comuni che si trovano in condizioni simili, mettesse un automezzo a disposizione dei dipendenti EAS. Un’altra strada sarebbe quella della sottoscrizione di una convenzione con l’ente che autorizzi il personale comunale ad operare nella chiusura e nell’apertura delle saracinesche. Proprio come fatto a Castellammare dove i dipendenti dell’ente fallito non potevano lavorare nei festivi, perché nessuno gli avrebbe pagato lo straordinario, e quindi lasciavano a secco la cittadina in queste giornate. Adesso, con la convenzione, sono i dipendenti comunali ad intervenire per evitare il disservizio.