“Waterfront”, l’alcamese Amato risponde al GIP. Il suo legale chiede revoca dei provvedimenti

Ha risposto dettagliatamente al Gip del tribunale di Trapani, Emanuele Cersosimo, spiegando i passaggi della gara d’appalto incriminata, documenti alla mano. Così ha tenuto il suo interrogatorio di garanzia l’imprenditore alcamese Andrea Amato, 61 anni, titolare dell’azienda Amato Costruzioni, tra gli indagati della maxi operazione Waterfornt eseguita dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria.

Il legale di Amato, l’avvocato Vincenzo Abate, ha poi presentato al GIP l’istanza per la revoca della misura cautelare e del sequestro dei beni aziendali e personali. Il noto imprenditore alcamese era stato infatti raggiunto dall’interdizione a svolgere l’esercizio di attività imprenditoriali per 12 mesi e dal sequestro del compendio aziendale della Amato Costruzioni, a cominciare dall’apposizione dei sigilli alla sede dell’impresa edile che sorge sulla statale 113 in contrada Molinello-Vallone Nuccio. Per il sessantunenne i pm avevano anche chiesto gli arresti domiciliari, ma il gip ha optato per la sola misura interdittiva.

Amato è accusato di turbativa d’asta con l’aggravante dell’agevolazione all’organizzazione mafiosa. Viene chiamato in causa nella vastissima operazione soltanto per la gara d’appalto per la costruzione di una elisuperficie all’ospedale Santa Maria degli Ungheresi di Polistena. Gli inquirenti, con l’operazione Waterfront, hanno cercato di fare luce su un cartello composto da numerose aziende e dedito a turbare gli esiti delle gare di appalto producendo offerte concordate.  La scelta delle imprese partecipanti alla gara per l’eliporto, alla pari di tante altre, secondo l’accusa sarebbe stata predisposta dall’imprenditore calabrese Giorgio Morabito, 46 anni, esponente del clan della ndrangheta capeggiato dai Piromalli.