Violenza sulle donne, prefetto accoglie Franca Viola. Non fu lei la prima a “dire no” ma resta un simbolo

In occasione della “Giornata Internazionale contro la violenze sulle donne” celebrata il 25 novembre, si è svolto ieri all’interno del salone di rappresentanza della Prefettura di Trapani un incontro sul delicato fenomeno, alla presenza di numerosi studenti delle scuole trapanesi nonché del Prefetto, Filippina Cocuzza, del Sostituto Procuratore Giulia Signaroldi e altre alte cariche civili e militari. Tanti i temi al centro dell’iniziativa: dal rispetto, alla necessità di inversione culturale attraverso la quale superare i vecchi e banali stereotipi nei confronti delle donne che alimentano la cultura della violenza.

Un’educazione supportata dagli strumenti giudici quali la legge, c.d. Codice Rosso del 2019 che, oltre a snellire l’avvio del procedimento per i reati di maltrattamenti in famiglia, stalking e violenza sessuale, ha introdotto nuove fattispecie di reato tra le quali il “revenge porn”, ossia la diffusione di immagini a sfondo sessuale senza il consenso dell’interessato. Quando si parla di violenza sulle donne e di coraggio, il pensiero non può non andare a chi, di quel coraggio, ne è divenuta il simbolo: l’alcamese Franca Viola, ospite d’onore dell’evento, conosciuta in tutto il mondo per la sua coraggiosa storia: il suo “no” all’uomo che l’aveva rapita negli anni ’60 e quindi anche al matrimonio riparatore, legalizzato dall’art. 587 del codice penale, rappresentò una vera e propria svolta.

Per tanto tempo però la figura di Franca Viola è stata considerata il primo caso di donna ad avere avuto il coraggio di ribellarsi ad un destino imposto: ebbene, di recente, alcune ricerche concluse dalla nostra redazione di Alpauno, in particolare dal giornalista Piero Messana, hanno condotto alla scoperta di un precedente simile avvenuto sempre ad Alcamo, ma ben tre anni prima del fatto di Franca Viola. Un’altra donna di 82 anni, quando ne aveva 23, venne rapita, violentata e minacciata da un coetaneo alcamese coinvolto anche in inchieste di mafia e ad oggi deceduto.

Ebbene, anche quest’ultima non accettò di sposare il suo aggressore e trovò il coraggio di denunciarlo (il rapporto giudiziario porta la data del 20 gennaio del 1963, per “ratto” (ovvero rapimento) al fine di matrimonio. Due vicende simili, ma modi diversi di affrontare il dolore: la prima, Franca Viola, ha deciso di esporsi all’opinione pubblica, divenendo famosa in tutto il mondo e ricevendo riconoscimenti; la seconda, invece, non è mai stata alla ribalta della cronaca, preferendo rimanere chiusa nel suo dolore. Una scelta che l’ha condotta a non ricevere alcun beneficio o riconoscimento come vittima delle criminalità.