Violenza sessuale su figlia, poliziotto resta in carcere. Moglie coinvolta per altre accuse

Resta in carcere il poliziotto alcamese, quasi sessantenne, accusato di volenza sessuale e maltrattamenti nei confronti della figlia minorenne adottiva, oramai da diversi anni maggiorenne. Dopo essersi avvalso della facoltà di non rispondere, subito dopo l’arresto, e dopo avere reso, assistito dall’avvocato Mario Vitiello,
interrogatorio spontaneo al pm Francesca Urbani, l’agente si è visto respingere il ricorso presentato al Tribunale del Riesame. La misura cautelare non è stata quindi alleggerita e il poliziotto è rimasto in carcere. Il suo legale potrebbe adesso richiedere il rito abbreviato.

Intanto, alla luce del racconto della ragazza contenuto nella denuncia sporta, ai primi del mese di settembre ai carabinieri di Balestrate, è stata coinvolta nell’indagine anche la madre adottiva, moglie del poliziotto arrestato, ma per reati d altro tipo. Nell’avviso di garanzia, infatti, alla donna vengono contestati reati legati alla presunta e costante richiesta di denaro nei confronti della figlia al centro dell’indagine e di un fratello. La donna è difesa dall’avvocato Anna Maria Benenati.

La turpe storia delle attenzioni morbose del poliziotto nei confronti della figlia adottiva sarebbe cominciata addirittura più di dieci anni fa, quando la ragazza era ancora minorenne
e da poco era stata adottata. Un’inchiesta lampo quella della procura di Trapani che, a soli tre giorni dalla denuncia sporta dalla vittima ai carabinieri di Balestrate, ha disposto l’arresto per l’agente in servizio al commissariato di Alcamo. Dal racconto
della giovane sono anche venuti fuori numerosi malumori familiari, tante invie e gelosie nei confronti soprattutto dei figli naturali della coppia, e anche dissapori per il fidanzato scelto della vittima.

La giovane aveva quindi raccontato di palpeggiamenti, di inviti espliciti ad appartarsi per consumare rapporti sessuali, di
frasi volgari in un ampio arco di tempo. Ad inchiodare comunque il padre, alcune lunghe ed esplicite chat su WhatsApp. Le ultime conversazioni, insistenti e pesanti, avrebbero costretto la figlia a bloccare il contatto. Messaggi, talvolta raccapriccianti, con cui l’indagato avrebbe chiesto alla ragazza di inviargli foto delle parti intime ma anche di lasciare il fidanzato in quanto lei avrebbe meritato di meglio e che, in cambio, sarebbe stata ricoperta di pregiati regali.

Nella denuncia la vittima aveva anche raccontato viene anche fuori una conversazione privata tra la ragazza e un altro poliziotto in servizio al commissariato di Alcamo, quindi collega del padre, in cui la ragazza aveva raccontato quanto accaduto. La
condotta dell’agente è stata però chiarita e nei suoi confronti non è arrivato alcun provvedimento disciplinare interno. Neanche la Procura ha ritenuto che ci fossero gli estremi per intervenire.