Vertenza Birgi: “I dipendenti Airgest sono a rischio?”

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Di Laura Lombardo –“I dipendenti Airgest sono a rischio?” A chiederlo è la Fit Cisl, paventando, suo malgrado, il rischio di una mobilitazione ad ottobre. Il prossimo periodo di magra a Birgi, con soli 5 voli annunciati ad ottobre, non può non costituire motivo di apprensione per i sindacati. Il segretario della Fit CISL Trasporto Aereo, Antonio Dei Bardi, ricorda con nostalgia il volume di passeggeri in transito per lo scalo trapanese arrivato a quota un milione e trecento mila prima dell’inizio delle vicende militari in Libia. Dalla chiusura di Birgi ai civili tra il 2013 e il 2014, lo scalo non è più tornato in auge — nel 2018 i passeggeri sono stati appena 470 mila, e i voli il 45% in meno. Il problema secondo Dei Bardi è che Birgi è prettamente un aeroporto militare – periodicamente soggetto a chiusure forzate, il che, assieme alla nuova legislazione europea che vieta gli aiuti di stato aumenta le pressioni sui bilanci di Airgest. Malgrado, l’ottimismo, quasi panglossiano, del neo presidente, Salvatore Ombra, sull’imminente rilancio dello scalo, la CISL trasporti è preoccupata che questo soteriologico rilancio passi proprio per il ridimensionamento del personale aeroportuale. Un fatto che, come ci si potrebbe aspettare da un sindacato, porterebbe all’immediata mobilitazione. L’incalzamento del segretario Cisl, in cerca di affermazioni esplicite sul piano del fabbisogno del personale predisposto da Airgest, avrebbe indispettito il Presidente Ombra, che fin adesso non ha mai commentato sul destino dei dipendenti, ribadendo unicamente (ma in tutte le salse e su tutti i social) che a Birgi ci sarà una grande ripresa. “Ripresa si, ma in che modo?” Per Dei Bardi, il successo di Birgi, che è interesse di tutte le parti inclusi i sindacati, non può prescindere dal mantenimento dei posti di lavoro. Di certo il presidente Ombra ha sulle spalle una notevole responsabilità — quella di far decollare le finanze della società, prima dell’esaurimento dei fondi attuali, giostrandosi con destrezza tra investimenti, spese correnti e salvaguardia del personale. E di questo la Cisl è consapevole, e spererebbe “di instaurare col Presidente Ombra la più costruttiva e fertile delle collaborazioni”.  E’ altresì certo che il recente finanziamento di 11 milioni di euro ad Airgest non può durare, per così dire, fino alla fine dei tempi, ed occorre quindi trovare fonti di entrate alternative”. Probabilmente, a tal fine, e su ispirazione di pratiche aeroportuali ormai note e sperimentate altrove, si potrebbe auspicare per Birgi la formazione di un consorzio con lo scalo Punta Raisi. Un’ipotesi che, per quanto auspicabile sul piano teorico, potrebbe rivelarsi macchinosa, e i motivi sarebbero tutti politici — essendo Birgi di appartenenza della Regione, mentre Punta Raisi della città di Palermo. Intanto, all’assenza momentanea di comunicazioni tra gli scali di Palermo e Trapani, si aggiunge anche quello tra Regione e sindacati — sindacati che stanno chiedendo un confronto a Palazzo D’Orleans sulla vertenza Birgi dal 27 febbraio di quest’anno. A firma di tutte le principali sigle sindacali, tale incontro fin adesso non è mai stato accolto.