Vasta corruzione sulla sanità, arrestato direttore ASP di Trapani. Promesse ‘mazzette’ per 2 milioni

Terremoto sulla sanità pubblica in Sicilia. A finire in carcere il direttore generale dell’ASP di Trapani, Fabio Damiani, e un suo “faccendiere di riferimento”, l’agrigentino Salvatore Manganaro di 44 anni.  L’operazione, denominata ‘Sorella Sanità’, ha anche portato agli arresti domiciliari l’attuale coordinatore regionale dell’emergenza Covid, Antonino Candela, ex direttore generale dell’ASP di Palermo. Una vastissima inchiesta quella orchestrata dalla Procura della Repubblica di Palermo messa a segno dai finanzieri del Comando Provinciale che hanno dato esecuzione all’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal G.I.P. del Tribunale del capoluogo isolano nei confronti di 12 persone indagate, a vario titolo, per corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, istigazione alla corruzione, rivelazione di segreto di ufficio e turbata libertà degli incanti.

In carcere sono finiti quindi Fabio DAMIANI direttore generale in carica dell’ASP trapanese e Salvatore MANGANARO ritenuto il suo faccendiere di riferimento. Otto invece sono stati posti ai domiciliari. Con Antonino CANDELA anche i palermitani Giuseppe TAIBBI e l’imprenditore Angelo Montisanti;  Francesco ZANZI di Roma e Roberto SATTA di Cagliari resposnabili della Tecnologie Sanitarie S.p.a., il napoletano Crescenzo DE STASIO della SIRAM, Ivan TUROLA  di Milano di FER.CO. s.r.l. e il nisseno Salvatore NAVARRA  Presidente del consiglio di amministrazione di PFE S.p.a.. Nei confronti di altre due persone Giovanni TRANQUILLO e Giuseppe DI MARTINO di Polizzi Generosa, quest’ultimo ingegnere e membro di commissione di gara, è stata invece applicata la misura del divieto temporaneo di esercitare attività professionali, imprenditoriale e pubblici uffici.

Il G.I.P. del tribunale di Palermo ha disposto anche il sequestro preventivo di 7 società, con sede in Sicilia e Lombardia, nonché di disponibilità finanziarie per 160.000 euro, quale ammontare allo stato accertato delle tangenti già versate. Le mazzette promesse ai pubblici ufficiali raggiungono, però, una cifra vicina ai due milioni di euro. Fabio Damiani è finito in carcere non per vicende legate alla sua recente gestione dell’ASP di Trapani bensì per quando guidava  la  Centrale Unica di Committenza della Regione Siciliana che si occupava di appalti per la sanità.

Le indagini eseguite dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria delle fiamme gialle palermitane – svolte con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali, appostamenti, videoriprese, esami dei flussi finanziari –  hanno consentito di ipotizzare l’esistenza di un centro di potere composto da faccendieri, imprenditori e pubblici ufficiali infedeli che avrebbero lucrato indebiti e cospicui vantaggi economici nel settore della sanità pubblica. Nello specifico sono state analizzate 4 procedure ad evidenza pubblica interessate da condotte di turbativa, aggiudicate a partire dal 2016, il cui valore complessivo sfiora i 600 milioni di euro. Le spregiudicate condotte illecite garantivano l’arricchimento personale dei pubblici ufficiali infedeli e dei loro intermediari, mediante l’applicazione di un tariffario che si aggirava intorno al 5 % del valore dell’appalto aggiudicato.

Lo schema illecito, ricostruito dagli specialisti anticorruzione del Gruppo Tutela Spesa Pubblica del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria, appariva consolidato: l’imprenditore interessato all’appalto avvicina il faccendiere, noto interfaccia del pubblico ufficiale corrotto; il faccendiere, d’intesa con il pubblico ufficiale, concorda con l’impresa corruttrice le strategie criminali per favorire l’aggiudicazione della gara; la società, ricevute notizie dettagliate e riservate, presenta la propria “offerta guidata”, che sarà poi adeguatamente seguita fino all’ottenimento del risultato illecito ricercato.