“Uccise la moglie”, chiesto l’ergastolo per il pescatore di Selinunte Ernesto Favara

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A conclusione della sua requisitoria il pubblico ministero Stefania Tredici ha chiesto la ieri la condanna all’ergastolo per Ernesto Favara, il pescatore che la vigilia di Natale di due anni fa ha ucciso la moglie Maria Amatuzzo con 28 coltellate nel magazzino della loro casa a Marinella di Selinunte. Nell’udienza di ieri, celebrata davanti la Corte d’assise di Trapani, è stato anche ascoltato lo psichiatra Gaetano Vivona, perito nominato dal Tribunale che ha ribadito come, al momento dell’omicidio, Favara fosse lucido e, quindi, capace di intendere e di volere. Favara è difeso dall’avvocatessa Margherita Barraco. Le parti civili che si sono costituite nel processo – genitori, una sorella e uno zio della vittima – sono assistite dall’avvocato Vito Daniele Cimiotta. Nell’udienza sono anche intervenute gli avvocati Roberta Anselmi e Marilena Messina per l’associazione Demetra e Casa di Venere, costituitesi parti civili. Nuova udienza il prossimo 22 luglio. Lo scorso mese di maggio Ernesto Favara durante la sua deposizione ha raccontato che la moglie Maria Amatuzzo si sarebbe uccisa da sola. «Non sono stato io ad accoltellarla. Maria si è uccisa da sola colpendosi con il coltello davanti ai miei occhi durante una discussione che abbiamo avuto per le bambine. Io ho provato a toglierle il coltello dalle mani, per questo ci sono le mie impronte», ha detto Ernesto Favara davanti la Corte.  Ma l’accusa non ha creduto a questa deposizione ed ha chiesto l’ergastolo.