“Trattativa”, boss alcamese incontrava 007. Per destabilizzare, si voleva avvelenare l’acqua

Anche esponenti della mafia alcamese avrebbero rivestito un ruolo nella famosa trattativa Stato – Mafia volta, fra le altre cose, ad alleggerire il regime del 41 bis, quello del carcere duro. Una sorta di ricatto che Cosa Nostra avrebbe confezionato alle istituzioni per evitare la stagione delle stragi. Infatti il capomafia di Alcamo, Vincenzo Milazzo, ucciso nel luglio del 1992 in una cava di tufo assieme alla compagna, si è incontrato con soggetti appartenenti ai servizi segreti.

Lo ha rivelato il pentito alcamese, Armando Palmeri, collegatosi in video-conferenza con la seconda sezione della corte d’assise di Appello di Palermo dove si sta svolgendo il processo per la famosa trattativa. Palmeri, uomo molto vicino a Vincenzo Milazzo, ha riportato che fu lo stesso boss a raccontargli tutto spiegando che si trattava di incontri per destabilizzare lo Stato. Si parlava
addirittura anche di utilizzare un batterio per inquinare un acquedotto.

“Milazzo era preoccupato da questi incontri ma non prese posizioni, era l’uomo del nì – ha spiegato Palmeri”. I racconti del pentito alcamese vengono ritenuti attendibili dagli inquirenti. “Ho accompagnato Milazzo a tre di questi incontri – ha detto Armando Palmeri al processo per la trattativa Stato Mafia – e per sicurezza sorvegliavo l’aria a distanza con un binocolo. Li ho visti questi soggetti appartenenti ai servizi segreti, uno in particolare
molto alto lo ricordo bene. I magistrati mi hanno poi mostrato degli
album fotografici – ha raccontato – ma la sua faccia non c’era”.

Armando Palmeri era stato interrogato anche nel corso del processo ai danni di Matteo Messina Denaro in merito alle stragi del 1992. In quella sede raccontò che Vincenzo Milazzo venne ucciso perché era contrario a tutti quegli omicidi che si stavano consumando nel trapanese e perché poi non voleva le stragi. Nei primi anni ‘90, soltanto ad Alcamo, vennero uccise circa 50 persone nel corso di una cruenta e sanguinosissima guerra di mafia.