Il Tribunale Amministrativo Regionale di Palermo ha dichiarato illegittima l’inerzia del Comune di Trapani nella gestione dell’inquinamento acustico legato alla movida, accogliendo il ricorso dei cittadini del centro storico riuniti nel Comitato Centro Storico di Trapani. La sentenza impone all’amministrazione di dotarsi entro 180 giorni degli strumenti obbligatori previsti dalla legge nazionale: l’adozione del Piano di zonizzazione acustica, l’approvazione del Regolamento comunale per la tutela dall’inquinamento acustico e l’adeguamento del Regolamento locale di igiene e sanità o di polizia municipale.
I giudici sottolineano che ordinanze temporanee o misure emergenziali non possono sostituire la pianificazione strutturale e che la pubblica amministrazione non può continuare a gestire la movida in una condizione di eccezione permanente. L’obiettivo è proteggere diritti fondamentali come la salute, il riposo e la qualità della vita urbana. «Questa sentenza non è una vittoria contro qualcuno – afferma Alberto Catania, presidente del Comitato – ma il riconoscimento di un principio semplice: le città si governano con regole chiare. Senza pianificazione, i conflitti diventano cronici e i diritti restano sospesi». Gli avvocati del Comitato evidenziano come il principio valga anche per altre città italiane alle prese con l’eccesso di rumore notturno e con l’inerzia degli enti locali. La pronuncia di Trapani si inserisce in un quadro giurisprudenziale crescente: recentemente anche il TAR Napoli e i giudici di Milano hanno ribadito la responsabilità dei Comuni nel tutelare i residenti dai rumori notturni, confermando che il rispetto dei limiti acustici rientra pienamente nelle competenze degli enti locali. Ora il Comune ha sei mesi per colmare un vuoto normativo che dura da anni, recependo un principio chiaro: la convivenza urbana non si governa nell’assenza di regole, ma nel rispetto della legalità e dei diritti dei cittadini.