Si è impiccato nella sua cella, con le lenzuola, un uomo di 29 anni, di nazionalità tunisina, affetto da disturbi psichici e detenuto per reati legati allo spaccio. È successo nella serata di giovedì scorso all’interno del carcere “Pietro Cerulli” di Trapani. Inutili i soccorsi della Polizia penitenziaria e del personale sanitario. Il suo cuore ha smesso di battere in pochi istanti. L’uomo, per precedenti comportamenti preoccupanti, era già sottoposto ad un regime di sorveglianza a vista, proprio alla luce del suo evidente stato di disagio psichico. Solo pochi giorni fa, il 29enne aveva compiuto un altro gesto drammatico, ingerendo delle lamette in quella che appariva come una forma di protesta o una richiesta d’aiuto. Dopo il ricovero in ospedale era stato riportato in carcere.
Su quanto accaduto è stata aperta un’indagine, ma in tanti – tra chi vive e lavora tra quelle mura – dicono che il vero scandalo non è la morte, ma l’abbandono che l’ha preceduta. Da mesi, la casa circondariale di Trapani è teatro di proteste, aggressioni e allarmi lanciati sistematicamente dalle sigle sindacali. A giugno, un centinaio di detenuti nel reparto Mediterraneo si è rifiuato di rientrare nelle celle, chiedendo maggiori ore d’aria e contatti più frequenti con i familiari. Una protesta durata ore, gestita da agenti ormai allo stremo. Sempre a giugno, un poliziotto penitenziario è stato aggredito da un detenuto durante un controllo di routine. E ancora, nel corso di pochi mesi, si sono registrati risse tra reclusi, incendi dolosi nelle celle, minacce e intossicazioni da fumo. Solo pochi giorni fa il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e vicecapogruppo alla Camera dei deputati Marco Grimaldi ha effettuato una visita ispettiva a sorpresa alla Casa Circondariale, rilasciando al termine della visita dichiarazioni durissime, definendo la situazione di illegalità sistemica e invocando un intervento urgente delle Autorità nazionali e regionali.
«Questi 40 gradi, il black-out che ci ha appena trattenuto all’uscita, le “macerie” umane e fisiche: rifiuti ovunque, colonie di topi e scarafaggi. Ma soprattutto – ha aggiunto – condizioni invivibili per chi non dovrebbe nemmeno essere qui, per motivi psichiatrici o sanitari» ‘Il 30enne morto due giorni fa non è il primo caso e non sarà di certo l’ultimo -l’opinione che molti affidano ai social- se la politica e le istituzioni continueranno a girarsi dall’altra parte.’