Torretta, per la prima volta sono le donne a spingere la vara dell’Immacolata

Per la prima volta nella storia del paese, un gruppo di donne ha preso parte attiva alla processione dell’Immacolata, spingendo la storica vara della Madonna lungo le strade ripide del borgo collinare. Un gesto apparentemente semplice, ma dal forte significato simbolico in una comunità dove il ruolo maschile era fino a oggi considerato esclusivo per questo compito. La processione dell’Immacolata, accompagnata dalla Sagra della Vastedda durante il giorno, è una delle tradizioni religiose più radicate del paese, che da oltre un secolo celebra la Madonna come punto centrale della vita comunitaria. La statua, restaurata di recente grazie all’iniziativa del parroco Don Giuseppe Gradino, raggiunge un’altezza di quasi 3 metri e viene trasportata lungo le vie del centro storico. Quest’anno, per alcune decine di metri, quindici donne hanno abbandonato il ruolo consueto di portare le candele per assumere l’onere della vara, lasciando un segno indelebile nella memoria collettiva. Il gesto, oltre a ribadire la centralità della Madonna come figura femminile di riferimento, assume un valore simbolico: è la modernità che si integra nella tradizione senza strappi né rotture. L’iniziativa è stata proposta dai presidenti dell’Associazione Maria SS. Immacolata, Anna Marasà e Filippo Pipitone, entrambi profondamente legati al culto mariano e animati dal desiderio di rinnovare la processione con un gesto di inclusione. La scelta è stata anche un omaggio a Pina Di Maggio, torrettese scomparsa lo scorso febbraio, che aveva espresso il desiderio di partecipare al gesto. «Quest’anno spingeremo la vara in suo ricordo», racconta commossa Marasà al giornale ‘Compaesano’. Tra fuochi d’artificio, campanelle e la partecipazione emozionata dei fedeli, le donne hanno portato la statua con fierezza e naturalezza, tra sorrisi e lacrime, mostrando come la devozione possa convivere con un’apertura simbolica alla novità. Un piccolo passo per Torretta, ma una svolta significativa nel modo di vivere la tradizione religiosa, capace di unire identità, memoria e innovazione.