Tangenti al dipartimento”energia”. Vito Nicastri, nel corso dell’incidente probatorio, conferma tutto con lucidità

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Con estrema lucidità, confermando più volte date, luoghi e personaggi, l’imprenditore alcamese Vito NIcastri ha ribadito quanto dichiarato precedentemente nel corso degli interrogatori. Il Signore del Vento, così come venne definito anni fa dal giornale britannico Fianancial Times, lo ha fatto nel corso dell’incidente probatorio tenutosi ieri al tribunale di Palermo dinanzi al gip Guglielmo Nicastro. Si tratta del processo per corruzione e tangenti a carico dello stesso Vito Nicastri, del figlio Manlio, degli imprenditori Paolo e Francesco Arata, secondo l’accusa in affari con i Nicastri, e dei dirigenti regionali Causarano e Tinnirello.

Il sessantatreenne imprenditore alcamese, coinvolto anche in altre inchieste giudiziarie, ha raccontato, nel corso dell’incidente probatorio, di avere versato tangenti e regalie ai due dirigenti della Regione coinvolti, per accelerare l’iter e ottenere la autorizzazioni per i due impianti di biometano, uno a Calatafimi e l’altro a Francofonte, nel siracusano. Vito Nicastri si è poi sottoposto anche al contro-esame dei difensori degli altri imputati ed ancora una volta ha specificato gli stessi particolari già enunciati negli interrogatori e anche ieri ai suoi difensori, Sebastiano Dara e Mary Mollica.

Dopo il padre è toccato all’incidente probatorio dedicato al figlio, Manlio Nicastri, 32 anni. L’intervento del giovane imprenditore è durato soltanto pochi minuti perché il Gip e gli avvocati della altre parti hanno concordato di acquisire i verbali degli interrogatori al quale Manlio si era sottoposto in precedenza. La vasta indagine sul giro di tangenti nel settore delle energie alternative in Sicilia ha coinvolto anche altri personaggi. Fra questi l’ex sottosegretario della Lega Armando Siri, e l’imprendiotre milanese Antonello Barbieri. A reggere le fila degli affari, secondo l’accusa, proprio l’alcamese Vito Nicastri che, seppure all’epoca dei fatti fosse agli arresti domiciliari, dava indicazioni anche attraverso “pizzini” calati in strada, dal balcone, con un paniere.