Trapani ha inaugurato oggi un monumento destinato a restare nella memoria collettiva della città e nel cuore dei suoi cittadini. Realizzato dall’artista Massimiliano Errera su iniziativa del Comune, l’opera -collocata in piazza Vittorio Veneto- riprende la carcassa accartocciata dell’auto che trasportava il magistrato Carlo Palermo e la sua scorta, miracolosamente sopravvissuti alla strage di Pizzolungo del 2 aprile 1985, dalla quale persero la vita Barbara Rizzo, Giuseppe e Salvatore Asta. Dal metallo contorto germogliano tre fiori, simbolo di rinascita e speranza: un messaggio chiaro, che trasforma la ferita in futuro.
La cerimonia ha avuto il suo cuore nelle parole di Margherita Asta, figlia e sorella delle vittime: “Questa macchina rappresenta la bruttezza di quello che accadde quel giorno. Ma da quel dolore nascono i fiori della speranza. Trapani ha conosciuto il malaffare, ma deve continuare a credere nella giustizia e nella verità”. Con forza civile e commozione, ha ricordato che quei fiori parlano per tutti i trapanesi, invitando a guardare sempre avanti. Il sindaco Giacomo Tranchida ha sottolineato il valore educativo dell’opera: nata nel 2019 dall’esigenza di restituire senso a quella carcassa dimenticata, oggi diventa simbolo di memoria e futuro, un richiamo ai giovani perché custodiscano legalità e speranza. La prefetta Daniela Lupo ha aggiunto che il monumento non è un semplice oggetto da osservare, ma un luogo dell’anima, in cui scegliere da che parte stare. Anche il vescovo Pietro Maria Fragnelli ha benedetto l’opera, trasformando il momento in un invito collettivo a vivere il bene comune. Dal dolore nasce così un’opera di speranza: i gigli che emergono dalla ruggine e dall’acciaio raccontano una storia di resilienza, memoria e fiducia nel futuro, un messaggio chiaro a Trapani e a chiunque passi di lì: non dimenticare, ma guardare avanti con il cuore rivolto alla speranza.