Domani nella zona Verde di Alcamo non verrà ritirata la plastica. Lo ha comunicato l’Ufficio Ambiente, spiegando che il blocco è dovuto ai problemi della filiera regionale del riciclo, che in queste ore impediscono agli impianti di ricevere gli imballaggi. Una sospensione che è solo l’ultima delle tante, che costringe il Comune a chiedere ai cittadini di non esporre i rifiuti, o di ritirarli se già in strada.
“Stiamo cercando soluzioni alternative per ridurre al minimo i disagi”, assicura l’assessore ai Servizi ambientali Valeria Pipitone, che confida nella collaborazione dell’utenza. La situazione di Alcamo non è affatto isolata: è il segnale più evidente della crisi strutturale della gestione della plastica che coinvolge l’intero territorio regionale. Da mesi gli impianti di selezione e trattamento faticano a ricevere nuove quantità perché la plastica riciclata ha costi di produzione più alti rispetto alla plastica vergine, mentre l’aumento dei prezzi energetici ha reso antieconomica l’attività di molte aziende del settore. Ne è derivato un rallentamento generalizzato, con blocchi temporanei che stanno colpendo diversi comuni siciliani.
Nel Trapanese il problema è particolarmente evidente perché il territorio non dispone di un numero sufficiente di impianti in grado di chiudere il ciclo dei rifiuti. Ogni volta che la filiera si inceppa, i servizi locali vanno in sofferenza e i Comuni si trovano costretti a sospendere, anche solo per pochi giorni, la raccolta di plastiche e imballaggi. Una fragilità nota da anni e registrata anche negli ultimi dossier regionali, che rilevano il divario impiantistico della Sicilia occidentale rispetto alle altre regioni italiane. Troppo pochi gli impianti di trattamento, troppo lenti i processi autorizzativi, e ancora insufficienti gli investimenti industriali, che solo ora cominciano ad affacciarsi con progetti sperimentali nel riciclo avanzato. Nel frattempo, ogni stop — come quello di Alcamo — lascia cittadini e amministrazioni in a gestire l’emergenza ciclica.