Ieri mattina, presso la Cittadella dei Giovani di Alcamo, 116 lavoratori ASU hanno sottoscritto il loro contratto a tempo indeterminato e parziale a 24 ore settimanali. Il gruppo è composto da 47 istruttori, 40 operatori esperti e 29 operatori che hanno superato le rispettive procedure di selezione. Il passaggio da lavoratori ASU a contratti stabili è previsto dall’articolo 10 della Legge Regionale 1/2025, sulla stabilizzazione dei lavoratori impegnati in attività di pubblica utilità e socialmente utili. Il Sindaco Domenico Surdi e il Vicesindaco Alberto Donato dichiarano “Questi lavoratori, che da oltre venti anni hanno collaborato con il Comune di Alcamo, avranno una posizione contrattuale definita, garantendo loro dignità personale e riconoscendo l’esperienza maturata”. Hanno inoltre sottolineato che “questa stabilizzazione rappresenta un passo importante per valorizzare il personale e rafforzare i servizi offerti alla cittadinanza”.
Ma la stabilizzazione non nasce certo dalla benevolenza degli amministratori, che pure ammettono candidamente di averci messo in alcuni casi oltre due decenni ad accorgersi del precariato. Questa iniziativa si inserisce in un più ampio processo di stabilizzazione dei lavoratori ASU in Sicilia e in tutto il paese. L’Unione Europea aveva avviato già nel 2019 nei confronti dell’Italia una procedura di infrazione per l’abuso dei contratti a termine nel settore pubblico. La Commissione Europea ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per violazione delle direttive comunitarie sul lavoro a tempo determinato, in particolare per la mancata stabilizzazione dei lavoratori precari, nonostante anni di servizio continuativo, e ha contestato in quella sede la discriminazione salariale, poiché ai lavoratori a tempo determinato non viene riconosciuta l’anzianità ai fini della progressione stipendiale, a differenza di quanto avviene per i colleghi di ruolo. Pertanto, la questione della stabilizzazione sorge in un contesto più ampio di criticità legate all’abuso dei contratti a termine nella pubblica amministrazione italiana, con implicazioni legali e finanziarie derivanti dalle procedure di infrazione avviate dall’Unione Europea. Dai sindacati arrivano i dati: sarebbero oltre 2mila i lavoratori della pubblica amministrazione siciliana ancora in attesa di stabilizzazione.