Un peschereccio partito da Formia e arrivato a Mazara del Vallo in appena 36 ore ha fatto scattare l’operazione che ha portato al maxi sequestro da 50 milioni di euro nei confronti dell’imprenditore gelese Emanuele Catania, considerato vicino ai vertici di Cosa nostra e condannato in via definitiva per associazione mafiosa. Il blitz è scattato proprio nel porto di Mazara, crocevia strategico per i traffici ittici tra Sicilia e Nord Africa, dove uno dei natanti riconducibili a Catania era attraccato al momento dell’intervento del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Palermo. L’operazione, coordinata dalla DDA di Caltanissetta, è frutto di un’indagine patrimoniale durata anni, che ha ricostruito un’imponente rete societaria in Italia e in Marocco, con gravi anomalie tra redditi dichiarati e ricchezza accumulata. Catania, figura centrale nel commercio del pesce e già attivo nel Maghreb con la società Gastronomia Napoletana, è stato ritenuto un punto di riferimento economico del clan Rinzivillo e in stretto contatto con Salvatore Rinzivillo, che si avvaleva della sua struttura per reinvestire proventi illeciti e alterare il mercato tramite intimidazioni.
Una sentenza ormai passata in giudicato attesta anche i suoi legami con Giuseppe Guttadauro, fratello di Filippo Guttadauro, cognato del boss Matteo Messina Denaro, e operatore nel medesimo circuito economico mafioso tra Sicilia e Marocco. Il sequestro ha colpito immobili, società, veicoli, conti correnti e natanti, alcuni formalmente intestati al fratello Antonino. Per la Guardia di Finanza, l’operazione ha una valenza strategica: colpire l’infiltrazione mafiosa nel settore ittico e impedire che i clan continuino a utilizzare il territorio e le sue risorse economiche come terminali per riciclare e consolidare potere.