Otto classi senza riscaldamento da oltre due mesi, bambini e insegnanti costretti a seguire le lezioni con i giubbotti addosso, infiltrazioni d’acqua nei corridoi e un silenzio istituzionale che pesa quanto il freddo nelle aule. Il caso della scuola primaria Giovanni XXIII di Paceco non è una disfunzione occasionale, ma l’ennesima fotografia di una Sicilia scolastica che affronta i problemi scegliendo di non affrontarli. La denuncia partita da Paceco – formalizzata con un’interrogazione al sindaco, alla Prefettura e alla dirigenza scolastica – ha il merito di squarciare il velo su una realtà che nella provincia di Trapani è tutt’altro che isolata. I numeri parlano chiaro: oltre un terzo degli edifici scolastici del territorio non dispone di un impianto di riscaldamento funzionante o adeguato. In alcuni casi l’impianto è assente, in altri è obsoleto, in altri ancora semplicemente inutilizzabile per guasti mai risolti o manutenzioni rimandate sine die. Non va meglio nel resto dell’Isola.
La Sicilia è stabilmente tra le regioni italiane con il maggior numero di scuole prive di riscaldamento o con sistemi non efficienti. Un dato strutturale, che ogni inverno riemerge puntuale, accompagnato dalle solite promesse di interventi e rimpalli di competenze tra Comuni, Province, Città metropolitane e Regione. Nel frattempo, però, le lezioni continuano in aule fredde e umide, con evidenti ricadute sul diritto allo studio e sulla salute. Il freddo che gli studenti hanno trovato in questi primi giorni dopo la pausa natalizia ha diverse cause: caldaie vecchie, impianti non a norma, edifici scolastici mai adeguati dal punto di vista energetico: l’edilizia scolastica siciliana sconta decenni di interventi tampone, quando va bene, e di totale abbandono quando va male. E se al Nord episodi simili finiscono spesso con chiusure temporanee e soluzioni rapide, nel Mezzogiorno – e in Sicilia in particolare – la normalità è resistere, adattarsi, stringere i denti. Le proteste non mancano, a troppo spesso tutto si ferma alla fase della denuncia a mezzo stampa. Il caso di Paceco, allora, non è solo una vicenda locale. È un simbolo. È la dimostrazione che il diritto allo studio in Sicilia continua a essere subordinato alla capacità – o volontà – degli enti di intervenire.