‘Scialandro’. 17 avvisi di conclusione indagini, pure per Guarano. Stralciate altre posizioni

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Indagini concluse per 17 dei 31 indagati dell’operazione antimafia “Scialandro” che nello scorso mese di ottobre aveva portato ad arresti ed altre misure anche a carico di politici e amministratori comunali. Le indagini di carabinieri, polizia e DIA puntarono sul ritorno in auge di Pietro Armando Bonanno e, probabilmente, anche di Mariano Minore figlio e nipote di potenti boss di un tempo, Calogero e Totò.  L’indagine “Scialandro” ha portato la Procura antimafia di Palermo a colpire anche l’amministrazione comunale di Custonaci, all’epoca guidata dal sindaco Giuseppe Morfino (che rimane fra i 31 indagati ma con una posizione al momento stralciata. A finire in manette fu il suo vice sindaco, Carlo Guarano, che per gli inquirenti sarebbe stato un assessore “in quota Cosa nostra”. Coinvolto nell’indagine anche quel Giuseppe Costa che fece parte del gruppo di sequestratori del piccolo Giuseppe Di Matteo, il ragazzino ucciso e sciolto nell’acido per vendetta contro il pentimento di suo padre. I diciassette avvisi di conclusione delle indagini dell’operazione “Scialando” sono stati notificati a Gaetano Barone, Pietro Armando Bonanno, Giuseppe e Santo Costa, Gaetano Gigante, Luigi Grispo, Carlo Guarano, Andrea Internicola, Francesco Lipari, Paolo Magro, Giuseppe Maltese, Vito Manzo, Giuseppe Maranzano, Mario Mazzara, Roberto Melita, Mariano Minore, Francesco Todaro e Giuseppe Zichichi. I principali reati contestati sono quelli di associazione mafiosa, estorsione e intestazione fittizia di beni.

La conclusione delle indagini è stata firmata dai Pm Beux, Brandini e De Leo, che fanno parte del pool di magistrati che, all’interno della Procura distrettuale antimafia di Palermo, si occupano della provincia di Trapani. A breve dovrebbe arrivare la richiesta di rinvio a giudizio. L’operazione ‘Scialandro’ ebbe come epicentro la cittadina di Custonaci ritenuta dagli inquirenti una storica roccaforte di Cosa nostra. Un territorio in cui secondo i magistrati, In pieno periodo Covid, i fondi stanziati sarebbero diventate occasioni di guadagno personale, anche in termini di consenso elettorale e speculazione. All’interno del comune, sempre secondo gli inquirenti, molto o tutto avveniva all’insaputa di alcune cariche istituzionali.  L’indagine “Scialandro” ha dimostrato che la mafia in zona ha continuato a vivere con alcuni degli storici e pesanti cognomi: Bonanno, Costa e Minore.