Scarcerazione Pirrello, “con le intercettazioni violati diritti tutelati dalla Costituzione” dice la Cassazione

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Arrestato a fine novembre nell’ambito dell’operazione Palude, l’ingegnere Giuseppe Pirrello, alcamese, all’epoca dei fatti direttore del Genio Civile di Trapani,  era tornato in Libertà il 28 marzo scorso su decisione della sesta sezione della Cassazione. Ieri la Suprema Corte ha depositato la motivazione della sentenza con cui era stata annullata sia l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Palermo che la stessa ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Trapani che aveva disposto gli arresti domiciliari per Giuseppe Pirrello, indagato per diversi casi di corruzione e abuso d’ufficio.

Secondo la Cassazione l’ordinanza del GIP, che si fondava esclusivamente sulle intercettazioni ambientali predisposte nell’ufficio del figlio dell’indagato, Onofrio Pirrello, altro indagato, ha violato precisi diritti tutelati dalla Costituzione. Le intercettazioni, quindi, non potranno essere utilizzate nei confronti degli indagati.  La Suprema Corte  ha puntato il dito sul fatto che l’ex direttore del genio Civile, al momento delle intercettazioni ambientali, non era indagato per il reato di minaccia a corpo politico ed amministrativo, procedimento quest’ultimo relativo alla vicenda dei pozzi privati, sulla quale ci fu un’inchiesta della Guardia di Finanza, nell’ambito della quale erano state disposte le intercettazioni ambientali da cui erano poi emersi i sospetti per la corruzione.

“La sentenza della Cassazione attesta l’illegittimità dell’ordinanza custodiale che ha arrecato danni irrimediabili al mio assistito”, ha commentato l’avvocato Baldassare LAURIA, difensore dell’ingegnere Pirrello. Per questo il legale alcamese auspica la dovuta richiesta di archiviazione da parte del P.M. e ipotizza fin da ora possibili richieste di risarcimento danni. L’operazione Palude, oltre al filone che coinvolse il dirigente regionale, ebbe un’alta appendice che raggiunse il comune di Castellammare del Golfo, in particolar modo l’ex ingegnere capo Simone Cusumano, altri dipendenti dell’ufficio tecnico comunale e una famiglia di imprenditori. In tutto, nei due distinti procedimento, vennero indagate dalla Guardia di Finanza, ben 30 persone