San Cipirello, denaro prestato al 520%. Arrestati padre e figlio, Santo e Alessandro Sottile

Prima nel 1996 e poi nel 2010. Adesso, per la terza volta, Santo Sottile, 69 anni di San Cipirello, è finito in carcere. Questa mattina  i finanzieri del Gruppo Palermo lo hanno arrestato per usura. Assieme al figlio Alessandro, che è stato posto ai domiciliari, prestava soldi, secondo l’accusa, con interessi del 520 per cento annui. Santo Sottile la prima volta finì in carcere nel 1996 perché accusato di essere uno dei favoreggiatori di Giovanni Brusca, il cosiddetto boja di San Giuseppe Jato.

Adesso, secondo l’accusa, padre e figlio, prestavano denaro a chi aveva necessità di liquidità, soprattutto imprenditori, ma poi applicavano tassi di interesse da capogiro. I due palermitani residenti a San Cipirello sono stati quindi arrestati dalla Guardia di Finanza per associazione a delinquere finalizzata all’usura, estorsione, utilizzo ed emissione di fatture per operazioni inesistenti e abusiva attività finanziaria. Indagata in concorso anche la compagna di Alessandro Sottile.

Una ventina le vittime individuate dagli inquirenti e scoperte anche grazie alcune intercettazioni. I finanzieri hanno anche sottoposto a sequestro 7 immobili, 3 aziende e auto e beni di lusso per un valore stimato di oltre 5 milioni di euro. A dare il via all’operazione denominata “Papillon” è stata la denuncia di un imprenditore che, soffocato dalle pressanti richieste, ha deciso di raccontare ai finanzieri che, a fronte di prestiti per 450.000 euro, era stato obbligato a restituire in un anno quasi un milione.

Le indagini condotte dalle fiamme gialle con intercettazioni, pedinamenti e l’analisi della documentazione contabile, extracontabile e bancaria, hanno permesso di ricostruire “un giro di affari milionario grazie alle necessità delle vittime accertate, identificate prevalentemente in imprenditori operanti nel palermitano”. Le somme venivano versate in favore di aziende riconducibili ai due usurai, i cui conti correnti erano utilizzati sia per erogare il prestito che per l’incasso delle relative rate. Per coprire l’attività illecita le imprese riconducibili ai Sottile avevano cura di produrre fatture per operazioni inesistenti, al fine di giustificare i flussi finanziari.