Sabato l’annuncio ai 26 cassa-integrati e solo ieri la lettera ai sindacati. Tuona la CGIL

L’iter percorso dall’ATI Mirto/Camedil nel porre in cassa integrazione 26 operatori addetti ad Alcamo al servizio di raccolta dei rifiuti è davvero singolare, se non addirittura fuori dalla comprensibilità. Venerdì scorso, infatti, attraverso messaggi telefonici agli interessati, gli uffici dell’azienda hanno comunicato agli operatori la cassa
integrazione che sarebbe partita addirittura all’indomani. Sono stati divulgati due elenchi, uno contenente i 26 nomi e un altro relativo invece al recupero in servizio dei lavoratori, ex Energeticambiente. Si tratta dei dipendenti che avevano inoltrato causa al giudice del lavoro e che, assistiti dall’ufficio legale della UIL, avevano raggiunto l’accordo con la Mirto/Camedil.

Sabato mattina la stessa UIL, assieme alla Cisl, aveva sollevato gli scudi andando in piazza con i 26 lavoratori nella speranza di ottenere un incontro con il sindaco Domenico Surdi, poi saltato per problemi di compatibilità di orari. I sindacalisti Rosanna Grimaudo e Giorgio Macaddino avevano definito da Far West l’operato della ditta nei confronti delle norme in vigore riguardanti i lavoratori.

Ieri nel pomeriggio, altra puntata. Il gestore del servizio ha finalmente scritto ai sindacati annunciando la cassa integrazione per i 26 lavoratori alla luce della crisi e delle agevolazioni previste dalla pandemia. Si tratta della comunicazione che doveva essere fatta ai sindacati in via preventiva e che vede la possibilità, entro tre giorni, di fare il cosiddetto esame congiunto della proposta. Il tutto, però, dopo tre giorni dall’avvio, almeno a parole, della cassa integrazione.

A parole, proprio così, perché sabato la giornata per i dipendenti è stata poi considerata di ferie. Non si capisce ancora invece come sarà giustificato il loro stop per ieri e oggi e per i giorni necessari a tenere l’esame congiunto. Così si arriverà a fine mese quando la Mirto/Camedil chiuderà la sua esperienza ad Alcamo per fare
spazio alla Ciclat Ambiente che si insedierà per almeno 7 anni. Cassa integrazione a fine contratto, questo è un altro aspetto incomprensibile della vicenda. Cassa integrazione e disagi a pochi giorni della scadenza del contratto.

Questa mattina, intanto, il segretario provinciale della CGIL Funzione pubblica, Enzo Milazzo, ha già chiesto l’esame congiunto preannunciando il no del sindacato, senza se e senza ma, all’attivazione della cassa integrazione. “Andremo anche oltre – ha detto Milazzo – perché cercheremo in tutte le maniere di stanare eventuali manovre sommerse, a tutti i livelli, volte a tutelare gli interessi di qualcuno piuttosto che quelli di tutti i lavoratori”.