‘Palude’, rito abbreviato. Chieste condanne per Motisi, funzionario del Genio Civile, e l’alcamese Grillo

4 anni e 8 mesi per il funzionario direttivo del Genio Civile di Trapani, l’architetto castellammarese di 66 anni, Giuseppe Gaspare Motisi; 4 anni per il cinquantareenne alcamese Giuseppe Grillo. Quest’ultimo dovrebbe anche risarcire 2.300 euro quale corpo del reato, vale a dire l’ammontare della tangente che avrebbe versato per ottenere, dall’ufficio regionale, il collaudo di opere edilizie effettuate.

Sono queste le richieste di condanna avanzate dal pubblico ministero nel corso del processo ‘Palude’ a carico dei due imputati che hanno scelto il rito abbreviato: Motisi difeso dall’avocato Nino Sugamele e Grillo assistito dal legale alcamese Saro Lauria. Al termine della prossima udienza, fissata al tribunale di Trapani per martedì 8 giugno, dopo le arringhe dei due difensori dovrebbe arrivare la sentenza. I due indagati, avendo scelto il rito abbreviato, in caso di condanna otterrebbero uno sconto di un terzo della pena.

La maggior parte degli imputati, compreso l’ex ingegnere capo dello stesso Genio Civile, l’alcamese Giuseppe Pirrello, ha invece scelto il rito ordinario. Nell’operazione ‘Palude’, messa a segno dalla Guardi di Finanza nel novembre del 2018, venne coinvolto anche l’assessore regionale Mimmo Turano per fatti risalenti a quando non faceva ancora parte del governo Musumeci.  Le accuse al politico alcamese vennero però archiviate nel settembre scorso.

L’indagine ha anche un filone castellammarese, quello che vede sotto processo, tramite rito ordinario, l’ex ingegnere capo del comune del Golfo, Simone Cusumano, gli imprenditori edili Ninni e Antonino Caleca, padre e figlio, e l’ingegnere Antonino Stabile, titolare di uno studio tecnico a Buseto Palizzolo. In questo processo è stato finora sentito soltanto un teste dell’accusa, Alfonso Morrone, investigatore della Guardia di Finanza. Le deposizioni degli altri testimoni citati dall’accusa riprenderanno il 23 giugno. Le indagini, terminate alla fine del 2018, avevano portato a ben 30 persone indagate nell’ambito di due distinti procedimenti penali, uno castellammarese e l’altro alcamese.