Non hanno interrotto il servizio di conferimento dei rifiuti raccolti nella città di Alcamo: il Tribunale di Trapani ha assolto, “per non aver commesso il fatto”, Vincenzo D’Angelo, il figlio Mauro e la moglie di D’Angelo, Rosanna Prestigiacomo. La famiglia D’Angelo, che gestisce l’impianto di contrada Citrolo, era accusata di aver impedito l’accesso agli automezzi contenenti i rifiuti del Comune di Alcamo quale forma di ritorsione, poiché non erano state pagate le fatture emesse dalla società. I giudici (Cristina Carrara, Fabio Marroccoli e Benedetto Giordano) hanno accolto la tesi dei legali (e lo stesso Pm Giulia Mucaria ha chiesto l’assoluzione) che hanno richiamato quanto prescritto nel contratto tra la ditta D’Angelo, Eco Ambiente e il Comune: e cioè che, nel caso in cui si fossero verificati ritardi nei pagamenti dei Comuni superiori a 15 giorni, la ditta D’Angelo ed Eco Ambiente avrebbero avuto “la facoltà di non accettare il rifiuto dai conferitori inadempienti”. E che, “trattandosi di manifesta inadempienza dei conferitori”, non poteva essere invocata “l’interruzione di pubblico servizio per costringere le due ditte ad accettare ulteriori conferimenti”.
Per questo sono stati assolti Vincenzo D’Angelo, amministratore unico e gestore della società dove lavora anche il figlio Mauro, e Rosanna Prestigiacomo, moglie di Vincenzo D’Angelo e legale rappresentante dello stabilimento che si occupa del trattamento dei rifiuti in contrada Citrolo. I fatti risalgono al 24 ottobre 2020: l’accusa della Procura di Trapani alla D’Angelo Vincenzo S.r.l. era proprio quella di aver impedito l’accesso all’impianto di raccolta ai mezzi del servizio rifiuti della città di Alcamo, determinando conseguentemente l’interruzione del servizio pubblico nella cittadina alcamese. Secondo la tesi del Pm, Vincenzo D’Angelo avrebbe organizzato il mancato accesso allo stabilimento, circostanza per cui era stata contestata allo stesso un’ulteriore aggravante che prevedeva una pena fino a 7 anni di reclusione.
Nel corso del dibattimento sono stati sentiti numerosi dipendenti della Mirto-Camedil (la ditta che gestiva la raccolta per il Comune), il direttore dell’esecuzione del contratto per la raccolta dei rifiuti, nonché alcuni dirigenti della ditta Eco Ambiente Italia S.r.l. (azienda di Catania che gestiva insieme alla D’Angelo il servizio di trattamento dei rifiuti per Alcamo e per altri 97 Comuni). Dal dibattimento è emerso che la decisione di bloccare l’ingresso dei mezzi della Mirto-Camedil non fu della ditta D’Angelo S.r.l., ma di Eco Ambiente Italia S.r.l., che aveva esercitato una prerogativa prevista nel contratto trilaterale fra la stessa ditta, la D’Angelo e il Comune di Alcamo, a causa della morosità del Comune, che aveva accumulato un ritardo di 4 mesi nel pagamento delle fatture per un importo superiore ai 300 mila euro per il servizio di trattamento. Le testimonianze (e le intercettazioni telefoniche sull’utenza mobile di Vincenzo D’Angelo) hanno confermato che Rosanna Prestigiacomo, amministratore della D’Angelo S.r.l., così come il marito Vincenzo e il figlio Mauro, erano del tutto all’oscuro della decisione di bloccare i conferimenti. Al contrario, Vincenzo D’Angelo, appreso del blocco, si sarebbe attivato per mediare e consentire già il giorno successivo ai fatti (il 26 ottobre 2020) la ripresa del regolare conferimento.
«Esprimo soddisfazione per la decisione del Tribunale di Trapani, che ha in modo inequivocabile escluso ogni responsabilità da parte dei miei assistiti in relazione alla grave imputazione originariamente contestata -dice l’avvocato Vincenzo Abate, legale della famiglia D’Angelo- D’altronde anche la richiesta di assoluzione formulata dal Pm -che denota un’onestà intellettuale che va evidenziata- certifica ulteriormente come l’istruttoria dibattimentale abbia restituito una ricostruzione dei fatti che non lasciava dubbi sulla correttezza e liceità del comportamento dei signori D’Angelo e della signora Prestigiacomo».