Dopo mesi di rinvii e tensioni, Trapani avvia i test tecnici del nuovo dissalatore situato nella Riserva naturale delle Saline. Tra oggi e domani, l’impianto sarà sottoposto a prove per verificare il funzionamento dei moduli a osmosi inversa, necessarie prima dell’attivazione definitiva prevista per il 24 ottobre. Da quella data, il sistema dovrebbe immettere inizialmente 25 litri al secondo nella rete cittadina, con l’obiettivo di raggiungere la piena capacità di circa 100 litri al secondo entro poche settimane. Il cronoprogramma, elaborato dalla task force regionale contro la siccità guidata da Salvo Cocina e discusso in videoconferenza con il commissario nazionale Nicola Dell’Acqua, segna una tappa significativa nella gestione dell’emergenza idrica.
L’impianto avrebbe dovuto entrare in funzione già durante l’estate, ma le operazioni sono state rallentate da controlli chimici sull’acqua e dalla necessità di ripristinare moduli compromessi dall’inattività. Inserito in un’area protetta, il dissalatore ha dovuto inoltre affrontare vincoli ambientali stringenti, complicando ulteriormente l’avvio. Il progetto insieme agli impianti di Gela e Porto Empedocle è stato finanziato con un investimento complessivo di circa 100 milioni di euro sarebbe una soluzione chiave alla grave carenza idrica che ha colpito la provincia negli ultimi mesi. Famiglie e imprese hanno vissuto mesi di turnazioni e disagi, costrette a convivere con reti idriche inefficaci. Il banco di prova per la tecnologia Trapani diventa così un test fondamentale per la tecnologia dei dissalatori in Sicilia. Se funzionerà come previsto, il dissalatore trapanese potrebbe ridurre la dipendenza dalle reti idriche obsolete e dalle forniture esterne. Il progetto prevede inoltre di raddoppiare la capacità entro il 2026, arrivando a 200 litri al secondo tramite nuovi moduli nell’area dell’ex impianto. Intanto, la città deve affrontare un nuovo guasto ai pozzi di Bresciana, che rischia di lasciare molte zone senza acqua.