Protezioni al boss latitante Messina Denaro, è polemica

TRAPANI – Scuotono i palazzi della politica nazionale le parole forti utilizzate dal pubblico ministero Teresa Principato (nella foto) riguardo alle presunte protezioni nei confronti del latitante Matteo Messina Denaro. Tutti ad alzare gli scudi e ad indignarsi nei confronti del pm, tutti a fare quadrato attorno al senatore trapanese Antonio D’Alì. Secondo la Principato proprio D’Alì garantirebbe a Messina Denaro la dovuta protezione: “Ma non è l’unico – ha precisato -. Si farebbe un errore a considerarla l’unica protezione”. Parole forti che vengono dette non da un magistrato qualsiasi ma da chi da lungo tempo oramai è sulle tracce del superlatitante di Castelvetrano. Parole riportate dal giornalista Enrico Deaglio, all’interno de ‘Il Venerdì di Repubblica’. E la polemica non si è fatta attendere nelle fila di Forza Italia. “Quella di sostenere che Antonio D’Ali sia il protettore di Messina Denaro credo sia una forma di tortura nei suoi confronti – ha dichiarato il senatore forzista, Maurizio Gasparri -. Se i magistrati sanno delle cose, ritengo, debbano non dare interviste ma assumere iniziative. So che il senatore D’Alì come è noto alle cronache, é stato sottoposto a un lunghissimo procedimento ma è stato assolto. Quindi, non capisco perché sottoporlo a questa forma di tortura, non saprei come definirla diversamente. E’ sempre stato assolto. Il metodo è improprio”. “D’Alì non centra nulla con Messina Denaro – ha rilanciato Gianfranco Rotondi, presidente del movimento Rivoluzione Cristiana -. Se fosse veramente autonomo il Csm dovrebbe intervenire ma sono scettico. E’ noto come la maggioranza di quell’organo sia dei togati e quindi dubito faranno qualcosa. Mi sembra di sparare sulla croce rossa. Quella della dottoressa Principato mi sembra una gaffe così grande che si commenta da sé. La sua frase è totalmente fuori posto”. Da tempo la Procura sta concentrando le sue indagini proprio sulla rete di protezioni definite importanti attorno a Messina Denaro. Più volte chi indaga sul boss ha sostenuto che la sua latitanza dura da molto tempo perché ci sono pezzi importanti della politica e delle istituzioni che fanno quadrato attorno a lui. Mai sino ad oggi però ci si era spinti anche a fare nomi e cognomi di questi presunti protettori. “Credo che stia scritto in tutti i libri di diritto cosa debba fare un pm quando fa delle indagini così delicate – aggiunge Rotondi -. Quando studiavo legge mi fu detto che io non ero adatto a fare il concorso, perché il magistrato doveva essere portatore di silenzio e io invece, ero troppo chiacchierone. Mi è venuto da pensare che i miei parenti sbagliassero!”. E alla domanda “ma se fosse vero che D’Ali ha protetto Messina Denaro per voi si porrebbe un enorme problema?” Rotondi risponde: “Io sono abituato a giudicare i fatti qui mi sembra siamo lontani. Quando ci sono indagini cosi delicate, la riservatezza é d’obbligo non solo rispetto agli indagati ma anche per l’efficacia della stessa”.”Il Senatore Antonio D’Alì – si legge in una nota dell’ufficio stampa – ha già dato mandato ai propri legali di procedere ad esposto-denuncia per diffamazione e calunnia nei confronti dell’intervistatore e dell’intervistata”.