Processo Crimiso, testimoniano imprenditori antiracket

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Hanno testimoniato nell’aula bunker di Trapani, accompagnati da alcuni rappresentanti di LiberoFuturo, associazione antiracket Libero Grassi, alcuni degli imprenditori dalle cui denunce scaturì, nella primavera del 2012 la brillante operazione della Squadra mobile di Trapani, coordinata dalla Direzione Distrettuale antimafia di Palermo, denominata Crimiso, che portò in carcere 12 persone accusate a vario titolo di associazione mafiosa, danneggiamenti ed estorsioni, tra cui l’imprenditore Antonino Bonura, ritenuto il nuovo reggente del mandamento di Alcamo. Nel procedimento penale si sono costituiti parte civile anche i comuni di Alcamo e di Castellammare del Golfo, Confindustria Trapani, Associazione Antiracket Castellammare del Golfo, Castello Libero, FAI (Federazione antiracket italiana), Centro Studi ed iniziative Pio La Torre, Addiopizzo, Associazione Antiracket di Marsala. Il processo di ieri si è svolto contro l’unico imputato che ha scelto il rito ordinario mentre per gli altri 11 si sta svolgendo con rito abbreviato, beneficiando così, in caso di condanna, della riduzione di un terzo della pena. Con l’operazione Crimiso venne inferto un duro colpo alla mafia di Alcamo, Castellammare del Golfo e Partinico. Le denunce degli imprenditori svelarono alcune estorsioni avvenute a Castellammare del Golfo, rappresentando un primo clamoroso e significativo segno di ribellione degli imprenditori locali. Da allora LiberoFuturo ed il movimento antiracket hanno coltivato pazientemente questo primo segno di risveglio dall’inerzia e dall’indifferenza, assistendo gli imprenditori lungo il percorso di ritorno alla normalità. Sono stati organizzati eventi per la sensibilizzazione alla denuncia ed al Consumo critico antiracket e si sta creando un primo nucleo di imprenditori per costituire un’associazione capace di assistere chi denuncia e soprattutto di convincere tanti altri a farlo. “Il principio ispiratore – evidenzia in una nota LiberoFuturo – è che a denunciare devono essere tutti”, considerando – dicono – “che fino a quando avremo un imprenditore disposto a pagare e non denunciare il pizzo, ci sarà un estortore pronto a chiederlo”. E l’associazione non perde l’occasione per inviare un messaggio importante: “Se a Castellammare abbiamo imboccato la strada giusta per liberarci dal racket, come testimonia la denuncia del presidente di Confindustria di agosto, rivolgiamo un appello a tutti gli imprenditori della provincia di Trapani affinché trovino il coraggio di ribellarsi anche loro sapendo che lo stato è in condizione di difenderli e che il nostro movimento non li lascerà da soli”.