La decisione del governo di istituire a Trapani-Birgi un polo internazionale di addestramento per i caccia F-35, unico al mondo al di fuori degli Stati Uniti, ha acceso un acceso dibattito politico e civile. La notizia, confermata nei giorni scorsi dal presidente della Commissione Difesa della Camera Nino Minardo, viene accolta con forte preoccupazione da movimenti, partiti e amministratori locali.
Ad alzare la voce è il Circolo “Enrico Berlinguer” di Rifondazione Comunista di Marsala, che parla di «sconcerto e indignazione» e denuncia «la trasformazione del territorio in avamposto di guerra, al servizio della NATO e delle multinazionali delle armi. Il richiamo è al 2011, quando lo scalo di Birgi fu utilizzato durante la guerra in Libia: «Allora si disse che sarebbe stato temporaneo – scrivono – oggi rischiamo una militarizzazione strutturale e permanente». Anche Sinistra Futura Trapani esprime allarme per le ripercussioni sull’operatività civile dello scalo: «Quale futuro avrà l’aeroporto se le esigenze militari prevarranno sullo sviluppo delle rotte commerciali e turistiche?». Il movimento politico parla di «atto dal significato politico chiaro, che rafforza l’apparato militare invece di promuovere la pace e la giustizia». A preoccupare, oltre ai rischi geopolitici, sono le possibili conseguenze economiche e ambientali: inquinamento acustico, vincoli allo scalo civile e ricadute sul territorio. «La retorica delle opportunità di sviluppo è una beffa – denuncia Rifondazione – i profitti andranno all’industria bellica, mentre alla comunità resteranno limitazioni e degrado». Anche la politica regionale si muove. Il deputato trapanese del Partito Democratico Dario Safina chiede «garanzie precise dal Ministero della Difesa e dalla NATO affinché l’aeroporto civile non subisca limitazioni» e invoca «una visione strategica che coordini lo sviluppo degli scali della Sicilia occidentale, da Palermo a Pantelleria e Lampedusa, valorizzando la vocazione civile di Birgi». Intanto cresce la mobilitazione. Rifondazione Comunista propone una marcia della pace con arrivo simbolico allo scalo “Vincenzo Florio”, chiamando a raccolta partiti, associazioni, sindacati e cittadini. «L’aeroporto deve restare presidio di mobilità, turismo e sviluppo civile – si legge nell’appello – non campo di addestramento per macchine da guerra».