Pescherecci rientrati a Mazara del Vallo, tamponi negativi per tutti e via alla festa

Al porto c’erano tutti: istituzioni, sindacalisti, personale sanitario, Capitaneria, Croce Rossa, protezione civile ma c’erano soprattutto loro, i familiari dei 18 pescatori rimasti imprigionati in Libia, per 108 giorni e in condizioni poco vivibili, e rientrati ieri mattina al porto di Mazara del Vallo. Le corse verso i marinai, gli abbracci e i pianti spiegano ogni cosa. Prima di abbracciare e mettersi alle spalle quello che è stato un terribile incubo, i 18 pescatori della marineria mazarese hanno dovuto sottoporsi alla visita di un medico salito a bordo dei pescherecci Antartide e Medinea e poi eseguire, non appena scesi a terra, il tampone (rapido e molecolare) nel gazebo allestito dall’Usca dell’Asp di Trapani.

Intorno a mezzogiorno, dopo il loro ingresso al porto a sirene spiegate un paio di ore prima, hanno potuto riabbracciare parenti e amici, incuranti della pioggia, e raggiungere le loro case a bordo di auto private. Commovente e coinvolgente l’attesa. Diciotto colombe bianche sono state liberate sulla banchina del porto di Mazara del vallo, tante quante i pescatori tornati in patria. Sulla banchina anche palloncini con i colori della bandiera italiana.

Subito dopo la liberazione sono cominciati gli interrogatori dei marinai alla caserma dei carabinieri. La procura di Roma aveva infatti aperto un fascicolo d’indagine dopo il sequestro dei due equipaggi in Libia. Gli interrogatori, effettuati dai ROS, proseguono anche oggi. “Siamo stati trattati malissimo, ma sono felice di essere qui”, ha detto rivolto ai giornalisti Pietro Marrone, comandante del peschereccio Medinea, uscendo in auto dal porto, che poi ha aggiunto. “Ci umiliavano, ci mettevano paura. Ci sembrava che tutto fosse finito”.