Partinico, sparò a rapinatore e finisce sotto processo

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Legittima difesa sì, legittima difesa no. Uno dei temi più caldi dell’agenda politica nazionale mette al centro Partinico per un caso controverso che sarà oggetto di processo. Protagonista il gioielliere Francesco Cucchiara che ad 87 anni dovrà affrontare una causa con l’accusa di tentato omicidio. Secondo il gip che ha ritenuto che ci possano essere indizi di colpevolezza nei confronti dell’anziano partinicese quel 20 novembre del 2013, quando subì una rapina, non tirò fuori la pistola per legittima difesa ma addirittura per uccidere. Dalla sua pistola partirono alcuni colpi, uno di questi ha attinto al polso uno dei rapinatori che poco dopo fu arrestato, Mariano Parisi. Quest’ultimo ha addirittura avanzato una richiesta di risarcimento per quella ferita di ben 100 mila euro. Il sostituto procuratore aveva chiesto l’archiviazione del caso, il giudice per le indagini preliminari invece ha accolto l’opposizione che è stata presentata dai legali dello stesso bandito. ora sarà il processo che dovrà chiarire come andarono veramente le cose. Ciò che è certo è che fu un’alba di terrore quella che dovette affrontare la famiglia Cucchiara, vittima di un commando di finti finanzieri e carabinieri che hanno fatto irruzione all’interno della casa attigua alla gioielleria di via Zito da loro stessi gestita. Il terrore è durato una mezzora sino a che la banda di criminali si è messa in fuga, forse perché non è riuscita nello scopo di penetrare all’interno dell’esercizio commerciale. Francesco Cucchiara in quei momenti concitati ebbe la forza di reagire e di sparare quattro colpi di arma da fuoco. E’ successo tutto intorno alle cinque e un quarto del mattino: suona il campanello in casa Cucchiara e dal citofono qualcuno chiede di aprire il portone per permettere una fantomatica perquisizione autorizzata dal magistrato. Ignari e impauriti i coniugi Francesco Cucchiara e Calogera Cannavò, oggi 78enne, aprono il portone mentre accorrono la figlia Maria Grazia, 46 anni, e il genero Nunzio Quatrosi, 59 anni. Di fronte a loro si presentano 5 persone con indosso occhiali da sole e berretto. La commedia va avanti sino a che i residenti dell’abitazione non si insospettiscono, capendo che quelli non erano finanzieri e militari dell’Arma. “E’ finito il gioco, ora si fa sul serio” avrebbe gridato uno dei componenti della banda uscendo allo scoperto e confermando che si trattava di una rapina. Quatrosi, giornalista e dipendente comunale, è stato immobilizzato con una fascetta di plastica ai polsi così come la moglie, mentre la suocera è stata presa come vero e proprio ostaggio dalla banda che forse erano alla ricerca di una porta che accedesse alla gioielleria ma che di fatto non esiste. Ad un certo punto, forse perché impauriti dalle continue urla della donna presa in ostaggio nonostante fosse stata colpita con un pungo al volto, il commando decide di darsi alla fuga. Nel frattempo Francesco Cucchiara ha avuto la forza di reagire e di impugnare la pistola, regolarmente detenuta, e di sparare dal balcone quattro colpi di arma da fuoco contro le due auto utilizzate dai malviventi. Uno di questi andò a segno e colpì al polso uno dei componenti del commando. Giorni dopo si riuscirà a smantellare questa banda e si scoprirà che tante altre furono le loro vittime.