Partinico, solidarietà ad imprenditore minacciato

Da una parte il ritorno inquietante dei segnali con il fuoco e delle minacce di morte, dall’altra il calore della solidarietà e il suono di una bottiglia appena stappata che può essere più potente di un colpo di cannone. Mentre  la mafia torna a  taglieggiare ed intimidire, a Partinico l’antimafia si organizza e  risponde all’escalation di attentati con un brindisi nella casa confiscata al boss Vito Vitale.  Ieri sera in via Foscolo, nella sede del Comitato per la Cultura della Legalità dedicato a Giuseppe La Franca, il bancario partinicese ucciso nel 1997 dal clan  mafioso dei Vitale per aver detto di no alla mafia, il presidente di Libero Futuro Enrico Colajanni ha brindato assieme al sindaco di Partinico Salvo Lo Biundo e ai rappresentanti dell’associazione antiracket Libero Jato e della consulta antiracket per esprimere solidarietà nei confronti dell’imprenditore Giovanni Amato che nei giorni scorsi ha ricevuto una lettera contenente minacce di morte. L’imprenditore edile di Partinico, insieme al padre, ha denunciato gli esattori del pizzo della famiglia mafiosa Vitale. Contro di loro Amato si è anche costituito parte civile dopo esser stato vittima di  un attentato incendiario. Probabilmente proprio per questo motivo sarebbe stato oggetto di un’intimidazione: “Mentre la mafia tenta di far ripiombare la città in un clima di paura, la Partinico onesta risponde colpo su colpo con un messaggio di speranza – ha sottolineato il sindaco Lo Biundo -. I mafiosi locali si stanno riorganizzando ma questa volta si troveranno di fronte uno zoccolo duro di imprenditori e cittadini onesti che hanno deciso senza tentennamenti di dire no al racket. La famiglia Amato non resterà sola”.