Partinico-Il nuovo metodo di Pino Maniaci: le “interviste riparatrici”

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Non solo le “notizie lesive” ma a Telejato si usava di prassi anche il metodo delle “interviste riparatrici”. Questo un altro aspetto dell’indagine che emerge a carico di Pino Maniaci, il factotum dell’emittente televisiva partinicese. Il giornalista pubblicista, infatti, secondo la Procura avrebbe offerto al sindaco di Borgetto Gioacchino De Luca il suo microfono anche solo per effettuare interviste di “replica” a servizi che il giorno prima erano stati realizzati proprio per colpire il primo cittadino. Dall’avviso di fissazione dell’udienza preliminare a carico proprio di Maniaci, che dovrà comparire davanti al Gup il prossimo 19 gennaio proprio per rispondere del reato di estorsione nei confronti del sindaco di Borgetto, spunta questo sistema del tutto particolare adottato. Un modo che secondo lo stesso giornalista, che amava autodefinirsi “antimafia”, era molto efficace. In tal senso spuntano anche intercettazioni inedite in cui Maniaci si rivolge a De Luca e gli dice: “Te ne vai alla televisione e gli gridi come ha fatto il sindaco di Giardinello che lo hanno salvato”. Il riferimento è alla vicenda del sindaco di Giardinello il quale, effettuando effettivamente numerose interviste a Telejato, venne colpito con la sua amministrazione da un decreto di scioglimento per infiltrazioni mafiose temporaneamente revocato da un ricorso avanzato al Tar Lazio, prima del giudizio definitivo che sciolse il governo cittadino. Secondo Maniaci le interviste nella sua emittente avrebbero aiutato il primo cittadino giardinellese nel ricorso con riscontro favorevole a lui al Tar Lazio. In questo stesso contesto, sempre secondo la ricostruzione della Procura, il pubblicista avrebbe minacciato De Luca di divulgare notizie lesive riguardo ad un presunto video in cui si ritraevano il sindaco ed altri esponenti della sua maggioranza accolti all’aeroporto nel viaggio programmato a New York da esponenti mafiosi di Borgetto. Un quadro accusatorio che è sempre più a tinte fosche. Intanto ieri La Cnn ha trasmesso un reportage in cui sostiene che Pino Maniaci sarebbe un eroe e “l’unico giornalista pronto a testimoniare gli arresti dei boss mafiosi”. Il legale del giornalista, Antonio Ingroia, prende spunto per accendere la polemica e torna a parlare di processo-farsa accusando la stampa di avere già condannato il suo assistito: “Dovrebbe far riflettere – sostiene Ingroia – com’è stato trattato il caso in Italia, dove la gran parte della stampa ha già processato e condannato mediaticamente Maniaci, con superficialità e approssimazione, dando per certa la tesi della Procura. Una dimostrazione di sconcertante conformismo, un conformismo confermato anche dalla reazione di alcuni organi di stampa nazionali, subito pronti a criticare la Cnn con l’accusa di aver dimenticato di dare la notizia dell’uccisione dei cani di Maniaci e della reazione che Maniaci ebbe. Una circostanza non rilevante ai fini del processo e di cui comunque Maniaci ha ampiamente dato spiegazione nelle sedi opportune. Ma tant’è – conclude il legale – c’è chi ha già emesso la sua sentenza e non vuole sentirsi dire che forse si è sbagliato”.