Papania e voto di scambio, PG in appello chiede piena assoluzione

La prossima udienza è stata fissata per il prossimo mese di febbraio ma intanto arriva una grossa novità per il processo di appello  per voto di scambio che vede coinvolti l’ex senatore Nino Papania e altri quattro alcamesi: Leonardo e Giuseppe De Blasi, padre e figlio difesi dall’avvocato Saro Lauria,  Giovanni Renda e Leonardo Vicari. Nell’udienza di ieri, infatti, il procuratore generale ha chiesto l’assoluzione di tutti gli imputati con formula piena, perché i fatti non sussistono. La vicenda processuale è legata alle elezioni amministrative del 2012 quando Sebastiano Bonventre venne eletto sindaco, al ballottaggio e per una manciata di voti, ai danni di Niclo Solina. Un centinaio di sostenitori del candidato sconfitto e del movimento ABC si sono anche costituite parti civili.

Si tratta del processo-bis per voto di scambio che portò alle condanne in primo grado, con il tribunale presieduto da Franco Messina, per l’ex parlamentare del PD, Nino Papania, e per gli altri imputati. Il politico, difeso dall’avvocato Vito Di Graziano, venne condannato a un anno per corruzione elettorale per avere offerto, in occasione delle amministrative del 2012,  “denaro e posti di lavoro in cambio di voti“. Condannati in primo grado, ma a soli otto mesi, Leonardo Vicari, Giovanni Renda, Giuseppe e Leonardo De Blasi riconosciuti come responsabili della compravendita di voti. La sentenza venne emessa a Trapani al termine di un processo durato cinque anni. Il giudice Messina aveva inoltre ha assolto “per insufficienza di prove” l’ex senatore Papania dall’accusa di aver offerto derrate alimentari in cambio del voto. Lo stesso politico era stato anche condannato nel 2016, poi assolto in appello nel luglio dello scorso anno, sempre per le amministrative del 2012 ma in relazione a fatti collegati al primo turno elettorale e non al ballottaggio.