Operazione “Pizzo”: quattro arresti tra Monreale e Montelepre

Sono stati oltre cinquanta i carabinieri del Gruppo di Monreale impegnati dall’alba di oggi, con il supporto di un elicottero, nell’operazione “Pizzo”, tra i comuni di Camporeale e Montelepre. Le indagini, coordinate dalla Dda di Palermo, riguardano gli assetti di Cosa Nostra all’interno della famiglia mafiosa di Camporeale e documentano alcuni casi di estorsione, anche grazie alla collaborazione di imprenditori che si sono ribellati al racket. Gli investigatori avrebbero ricostruito anche il movente e le dinamiche di un omicidio di mafia. Quattro gli arresti eseguiti dai militari dell’Arma in esecuzione dell’ordinanza di misura cautelare emessa dal GIP presso il Tribunale di Palermo, nei confronti di altrettanti indagati a vario titolo per associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso e occultamento di cadavere. Si tratta di: Raimondo Liotta, 49 anni Giuseppe Tarantino, 63 anni entrambi di Camporeale; Antonino Cusumano, 55 anni nato a Palermo ma residente a Camporeale e Vincenzo Carlo Lombardo, 43 anni di Montelepre. Le indagini della Procura della Repubblica di Palermo, si sono avvalse anche delle dichiarazioni fornite da due collaboratori di giustizia e costituiscono la convergenza di due distinte, ma parallele attività investigative, scaturite dall’operazione del 2013 Nuovo Mandamento, con cui furono ricostruiti gli assetti dei mandamenti di San Giuseppe Jato e Partinico, rivisitati da un programma di riorganizzazione territoriale. Liotta è accusato di essere coinvolto nell’occultamento del cadavere di Giuseppe Billitteri, venditore ambulante scomparso nel 2012 durante le guerra per il potere a Camporeale, mentre gli altri tre sarebbero responsabili, con ruoli diversi, di alcuni episodi di estorsione.“Prezioso – scrivono gli inquirenti – si è rivelato l‘intervento e l’apporto dell’associazione antiracket Addiopizzo nel fare determinare gli imprenditori a collaborare con gli organi inquirenti e nel fornire l’assistenza psicologica e legale agli stessi”. Nel corso di questo ultimo approfondimento investigativo, sarebbero emersi in particolare: il caso di un imprenditore impegnato, tra il 2007 ed il 2008, nell’esecuzione dei lavori di un appalto per quasi 1 milion 600 mila euro per opere di urbanizzazione primaria in località contrada Serpe a Camporelae, costretto a pagare a titolo di “pizzo”, alla locale famiglia mafiosa, una somma pari a circa il 3% dell’importo dell’appalto, per un totale di 15 mila euro; quello di un altro imprenditore edile che si era aggiudicato, sempre all’incirca nello stesso periodo, l’appalto pubblico della Provincia Regionale di Palermo, per un importo a base d’asta di 950 mila euro relativo ai lavori di sistemazione del piano viario e costruzione delle opere di corredo della strada di “Sirignano”, che collega il comune di Camporeale con quello di Alcamo, costretto ad assumere operai imposti e a rifornirsi di calcestruzzo presso un impianto locale. E ancora l’estorsione aggravata commessa in danno di una ditta di Giardinello, impegnata nella realizzazione di cinque edifici privati in contrada Paterna a Terrasini. Anche in questo caso fondamentale la collaborazione dell’imprenditore.

In conclusione- commentano gli investigatori – quella che è emersa dalle indagini è la fotografia di una mafia che nonostante le varie operazioni di polizia riesce sempre a riorganizzare le proprie fila, individuando nuovi affiliati. E ancora una volta si evidenzia come uno dei suoi principali canali di sostentamento sia rappresentato dai proventi delle estorsioni, commesse tradizionalmente nei confronti di attività imprenditoriali di privati, che subiscono, oltre al pagamento della classica “messa a posto”, anche l’imposizione di manodopera e forniture di materiali edili.